
L'idea etica che l'arte potesse essere democratica l'aveva partorita già Joseph Beuys negli anni Settanta, quando dichiarava che ogni uomo è artista. La realizzazione pratica di questo concetto è dei giorni nostri, ora che l'arte si fa app. a portata di telefonino, I-Pad e computer. Così mentre abbiamo a malapena imparato ad usare l'I-Pad e a maneggiare qualche elementare app. per l'I-Phone, scopriamo che alcuni artisti usano già le nuove tecnologie per realizzare opere, e con la stessa semplicità con cui prima usavano le tavolozze e pennelli, o le macchine fotografiche. Che cosa sta accadendo? Le nuove tecnologie fanno dell'arte delle app. a nostro uso, a portata di mouse, di tablet o di telefono. Con delle implicazioni in merito alla condivisibilità e riproducibilità delle opere, ben oltre quella pensata da Benjamin nel 1936. Via web naturalmente.
Pioniere dei primi esperimenti di web art è già dal lontano 2000 Miltos Manetas (Atene, 1964), artista di origine greca, oggi losangelino di adozione. Manetas è stato fondatore del progetto artistico collettivo dal nome Neen, concepito come una web community formata da artisti, web designer e grafici, che si incontravano sul fine di utilizzare la rete quale territorio creativo per realizzare i loro lavori e l'open source per mettere in atto pratiche di socializzazione dell'arte. L'artista greco e il suo gruppo - comprendente, fra gli altri artisti come Andreas Angelikidas, Mai Ueda, Rafael Rozendaal, Steven Schkolne, Nikola Tosic e Angelo Plessas - nell'arco di più di un decennio hanno realizzato opere sottoforma di siti, di cui la maggioranza sono basati su tecnologie interattive, libere e disponibili nello spazio del web. Vederne qualcuna è semplice come cliccare su link, sottoforma di domini, come lo jesusswimming.org; lo stupidforum.org, cui tutti possono prendere parte; in alcuni si trovano le libere reinterpretazioni di classici della storia dell'arte, come kosuth.com, e le loro tecniche originali (cfr. jacksonpollock.org).
Oggi uno dei siti di maggior successo di Manetas dal titolo jacksonpollock.org è diventato un'app. per I-Phone e I-Pad. Che scaricabile al modico prezzo di 0.79 cent, consente di disegnare sullo spazio della tela, virtualmente identificato con lo schermo del tablet o del telefonino, tramite la tecnica di dripping e di movimento gestuale attorno alla tela creata del celebre artista americano. Dipingere come Pollock è facilissimo dove alla gestualità si sostituisce il movimento delle mani, e alla caduta delle gocce i colpi delle dita. Essere artisti utilizzando la base rappresentata da un'opera di un artista è semplice come un gioco per bambini.
Altri artisti che sono a caccia di innovazioni approdano alle nuove tecnologie dopo aver esaurito tutti i mezzi tradizionali. E' questo il caso di David Hockney (Bradford, UK, 1937), pittore già alfiere della prima generazione del pop inglese dagli anni Sessanta, celebre per le pitture di grandi campiture di colore e di grandi vuoti esistenziali - come quelli della serie delle Swimming Pools del periodo losangelino. Nonostante sia stato principalmente pittore, l'artista inglese durante la sua carriera si è fatto guidare dallo stimolo dell'esplorazione di tutte le tecnologie funzionali al fare arte, dove la sperimentazione è a tutto tondo: I-Phone compreso a partire dal 2008.
Quali lavori si possano ricavare dall'uso di un programma elementare come Brushes, un'app. di I-Pad destinata all'iniziazione dei bambini alla pittura, ce lo mostra in questi giorni il Louisiana Museum di Humlebæk, che espone il lavoro digitale del maestro inglese a seguito del successo della mostra parigina alla Fondation Pierre Bergé - Yves Saint Laurent dello scorso gennaio. Hockney racconta di aver inizialmente impiegato le dita e le unghie delle mani sul Tablet al posto dei pennelli, e di aver poi cominciato a dipingere tramite l'uso di un pennino elettronico. Le opere sono per lo più nature morte, vasi di fiori e i paesaggi visti dalle finestre della sua casa sulla costa dello Yorkshire inglese, pitture dotate di una profondità di spazio al tempo stesso siderale e vibrante, che a tratti ricordano le nature morte di Matisse, e che, nonostante la totale artificialità dei colori della tavolozza digitale, vivono di una profonda vitalità. (cfr. David Hockney drawing on iPad in the Louisiana Café )
Ma non credete a questo punto che questa pittura sia facile come un gioco da bambini. A metterci in guardia è il pittore campano Federico Lombardo, (Castellammare, Napoli, 1970). Lombardo, che dal suo curriculum fatto di 54 mostre in giro per l'Italia, fra cui un partecipazione alla Biennale di Venezia del 2003, e che da qualche tempo è passato da una pittura classica realizzata ad olio ed acquerello alla pittura digitale, ci chiarisce le idee in merito. Se è vero che tutti oggi possono disporre di un telefonino, un tablet o semplicemente di un Photoshop per fare pittura, e questo fa sì che il web pulluli di artisti cosiddetti 'digitali'. Ma, prosegue Lombardo, la conoscenza del colore richiede sempre una pratica che è lunga e difficile, e che deve passare per la pittura tradizionale. Insomma anche questa è arte da professionisti della pittura
(Federico Lombardo (2011), Clara, pittura digitale su alluminio)
La vera portata rivoluzionaria dell'arte digitale in versione 2.0 è soprattutto nelle enormi possibilità di condivisione che essa comporta. Ad esempio, per la mostra del Louisiana, le opere di Hockney, qui esposte sui tablet, sono destinate ad essere riprodotte, socializzate e condivise dai visitatori ed utenti I-Pad in modo facilissimo e gratuito, ovvero via QR code del telefonino. Più facile di così!
(Un'opera di David Hockney)