Last Ten



Livings

Lampedusa - Cronache dall'isola che non c'è

Con questo libro Laura Bastianetto e Tommaso Della Longa raccontano gli sbarchi dei migranti e il destino di un'isola. 15 storie da cui emerge il ritratto corale di un'emergenza.

domenica 23 ottobre 2011 19:39

Foto di Laura Bastianetto
Foto di Laura Bastianetto

"Per l'ennesimo giorno il sole va a riposarsi e si prepara un'altra notte. E' da questo pomeriggio che il vento si sta alzando: sempre più forte, sempre più velocemente. In lontananza si vedono le onde che iniziano a fare la schiuma bianca. Nulla di buono: se c'è qualche imbarcazione in mare bisogna solo sperare che arrivi nel più breve tempo possibile".

I riflettori ormai si sono spenti. Dell'emergenza sbarchi a Lampedusa non se ne parla più. Di quelle migliaia di uomini, donne, bambini approdati stanchi, affamati, assetati ma con nello sguardo ancora viva la scintilla della speranza, è rimasto ormai solo un pallido ricordo di titoli in prima pagina e servizi dai toni allarmistici per le continue fughe dai centri di accoglienza. Semplicemente si è smesso di parlarne, come se migliaia di persone potessero dissolversi nell'aria.

Ma a qualche mese di distanza qualcuno torna ad accendere un faro su quegli sbarchi, con un racconto intimo e intenso di persone che si muovevano in quelle notti. Storie che si intrecciano, chi soccorreva e chi era soccorso. A farlo sono Laura Bastianetto, giornalista e volontaria della Croce Rossa Italiana, e Tommaso Della Longa, portavoce del Commissario straordinario della Croce Rossa Italiana, nel libro "Lampedusa - Cronache dall'isola che non c'è" pubblicato dalla casa editrice Ensamble.



In un' intervista i due autori ci raccontano il percorso che dal molo di Lampedusa li ha portati alla decisione di raccontare una di quelle notti, di cui loro stessi sono stati testimoni.

Come nasce l'idea di questo libro?
Nasce al nostro ritorno a Roma. L'esperienza a Lampedusa era stata così forte e travolgente che abbiamo sentito il bisogno di andare oltre le cronache di quei giorni. Abbiamo così deciso di raccontare il contesto, i dettagli e le circostanze realmente vissute attraverso la voce o meglio i pensieri di 15 personaggi che, seppure ispirati a persone realmente incontrate, sono frutto della nostra fantasia.

15 storie per raccontare un fenomeno tanto vasto e complesso, come sono state selezionate? Chi sono i protagonisti che raccontate?
Il libro si apre e si chiude con due migranti che sono sipario, e al tempo stesso protagonisti insieme agli altri. In mezzo ci sono altri migranti provenienti da tutta l'Africa, lampedusani che vivono anche loro una nuova emergenza sbarchi, poliziotti, giornalisti e operatori umanitari. Sono tutti attori coinvolti in prima persona che ripercorrono durante una notte tutti i momenti legati all'emergenza con il rumore incessante dell'elicottero come sottofondo che quasi annuncia una nuova tragedia del mare.

Perché isola che non c'è?
Il concetto di Lampedusa come "isola che non c'è" è legato alla sensazione di un lembo di terra di appena 21 km, sospeso tra cielo e mare, che accoglie e al tempo stesso trattiene, dà nuove speranze e respinge senza possibilità di replica.

Voi eravate lì in quei giorni in cui gli sbarchi si susseguivano senza sosta, cosa non ha funzionato? 
Sicuramente c'è stato un inaccettabile ritardo nella prima accoglienza dei tunisini che arrivavano a Lampedusa. L'isola è ilprimo approdo sicuro per migliaia di migranti e la cosiddetta "collina della vergogna" è diventata per troppi giorni un secondo centro d'accoglienza a cielo aperto, dove quasi 5 mila persone vivevano senza acqua corrente, bagni, senza un tetto sopra la testa. Dopo la situazione è migliorata. Forse si poteva prevedere e quindi si poteva agire prima. La sensazione è che si volesse far passare un messaggio preciso diretto all'Europa, ma sulla pelle dei migranti e degli abitanti di Lampedusa.

Non si può restare indifferenti a un'esperienza simile vissuta in prima persona, cosa vi ha lasciato?
Un'esperienza del genere a Lampedusa non può che arricchire.Vedere da vicino e non solo in tv gli sguardi di chi fugge dalla guerra, dalla carestia, dalla fame insegna molto. In particolar modo quegli stessi migranti incontrati ci hanno raccontato cos'è la dignità.

Un romanzo scritto a quattro mani, eppure leggendolo si percepisce un unico stile narrativo. Come ci siete riusciti?
Scrivere un libro a quattro mani soprattutto quando si tratta di un romanzo è molto difficile.  La nostra tecnica è stata quella di dividerci le storie fino ai due capitoli conclusivi scritti insieme. Non si nota un diverso stile narrativo probabilmente perché abbiamo vissuto quell'esperienza fianco a fianco, discutendone e parlandone sempre per tutto il periodo trascorso insieme.



Letto 2568 volte