
Flora Tristan affermava di essere stupita da due cose: l'intelligenza degli animali e la bestialità degli uomini. Io ne aggiungerei una terza: la brutalità di chi maschera con un pastrano di animalismo la propria brama di successo.
Accanto a persone che si prodigano realmente e tangibilmente per gli animali, il cui sincero amore è stimabile dai sacrifici che sono disposti ad affrontare per loro, ve ne sono delle altre, assetate di notorietà e colme di egocentrismo, che mirano più alla conquista di un trafiletto sul quotidiano locale che non al benessere delle povere bestiole.
Proprio come nel regno animale, anche in quello degli animalisti esistono molteplici razze.
L'animalista semplice è colui che vive notoriamente nascosto. Il suo maggior cruccio non è quello di essere conosciuto, e riconosciuto, quanto quello di rendersene degno. Lo potrete vedere uscire di casa alla sera, in pantofole e giubbotto ben stretto per mascherare un look casalingo, mentre porta del cibo ai randagi di quartiere. Si ferma, ogni volta che può, a dispensare carezze e crocchette, consapevole che non potrà ribaltare la sfortunata sorte di quelle vagabonde bestiole, ma cosciente che il suo gesto sarà capace di rallegrare la loro giornata. Si adopera per gli indifesi in maniera discreta, equilibrata e riservata. Se talvolta ne scorge qualcuno con visibili segni di acciacchi, raccoglie informazioni, approda ad una diagnosi coi pochi mezzi di cui dispone e, spesso, stabilisce una terapia che tenterà di somministrare con regolarità. Il suo operato, sebbene semplice e modesto, è importantissimo per le bestiole. Sono gli umili che fanno la storia, Manzoni docet.
L'animalista intimista si professa amante degli animali, e magari prova dell'affetto sincero, ma tutta la sua amorevolezza è caratterizzata dall'inerzia. Si volta dall'altra parte se, casualmente, scorge una carcassa investita sull'asfalto, si copre il viso con le mani se alla TV distingue immagini di sofferenze animali e quando queste sono accompagnate dall'audio, nella peggiore delle ipotesi, non riuscendo ad occludere vista e udito, cambia canale. Da questa tipologia di animalisti non aspettatevi denunce di maltrattamenti animali ma, quando proprio non riescono ad accordarsi con la propria coscienza, telefoneranno anonimamente alle Associazioni Animaliste chiedendo una segnalazione per procura. Pur non essendo certi del buon esito della notificazione, ecco che la loro coscienza, magicamente, tace.
L'animalista attivista è colui veramente degno di essere chiamato animalista. Ha a cuore solo ed esclusivamente il benessere degli animali. Pur senza lanciare anatemi contro chi non si allinea al suo pensiero, si adopera fattivamente con regolarità ed equilibrio. Il rispetto caratterizza le sue attività, il fervore è ben indirizzato, finalizzato al soddisfacimento delle necessità che quotidianamente ravvisa per la fauna. Soccorre animali feriti, offre la propria disponibilità alle Associazioni, effettua donazioni ogni volta che può e, senza pretende nulla in cambio, dispensa attenzioni e cure agli animali.
L'animalista invasato: per gli appartenenti a questa categoria, non è valutabile la quantità di vero amore che sostiene il loro operato, è certo inferiore alla loro smania di popolarità. Convinti che la prassi per il successo consista in larga misura nel sollevamento della polvere, li vedrete organizzare manifestazioni contro la caccia, le pellicce, l'abbandono animale etc etc (e fin qui tutto bene, anzi, lodevole). Ma se malauguratamente un passante ha l'ardire di esprimere un'opinione contraria o mettere in dubbio la purezza dei loro ideali, assisterete ad aggressioni verbali come nei peggiori Bar di Caracas (e qui decisamente meno bene, anzi, inaccettabile ).
Li vedrete sollevare il dito medio e, come micce innescate, daranno l'avvio ad insulti, scurrilità, turpiloqui. Augureranno ogni sorta di tumore a chi contempla la carne nella loro alimentazione, auspicheranno malanni e disgrazie che si abbattano su tutta la generazione di chi non si allinea al loro pensiero. In alcuni sventurati casi si avvicineranno al malcapitato con atteggiamento minaccioso, pronti a passare all'azione. In buona sostanza o sei con loro o contro di loro, non esistono vie di mezzo. Incuranti che un simile atteggiamento più che creare proseliti e convertire, allontana gli indecisi e respinge gli esitanti, continueranno a dare prova di quella violenza che platealmente, invece, affermano di voler condannare.
L'animalista da salotto fortunatamente appartiene una razza in via d'estinzione ma, ahimè, ne sopravvive ancora qualche infelice esemplare. Lo troverete su Facebook 23 ore su 24 a dissertare amabilmente, e più spesso scurrilmente, sull'umana indifferenza di chi non si adopera per gli animali. Loro preparano appelli, commentano qua e là, stringono amicizie con colleghi altrettanto statici, inseriscono in bacheca foto che li ritraggono amoreggiare con animali domestici.
Ma provate a chiedere loro un aiuto per il soccorso di un cane o di un gatto ferito, verificate la solidità del loro animalismo facendoli scendere in campo e troverete un'amara sorpresa. Scoprirete con meraviglia che non staccano il loro didietro dal comodo cuscino della poltrona. Coordineranno telefonicamente il loro psuedosoccorso di facciata, con sms o messaggi in bacheca. Dispenseranno consigli e direttive come Mosè che scende dalla montagna col suo pezzo di pietra in mano e la verità rivelata che gli aleggia sulla testa, senza tuttavia muoversi di un millimetro dalla loro postazione. Osate ancora e metteteli alle strette, esortateli ad accompagnarvi nell'intervento e saranno in grado di inanellare una tale fantasia di giustificazioni, che vanno dalla macchina in panne al sopraggiungere di una nuova emorroide, da farvi impallidire.
Non vi azzardate, però, a scavalcarli passando all'azione e soccorrendo autonomamente il ferito, perché in quest'ultima evenienza non potranno attribuirsi il merito dell'azione coordinativa. E allora ostacoleranno, anche a posteriori, il vostro operato, a costo di vanificare la vostra condotta risolutiva. Il benessere del ferito è sicuramente secondario alla loro smania di protagonismo e decisamente funzionale al conferimento del loro merito e non del vostro, ça va sans dire.
Se è lecito tributare a queste personcine il diritto di non intervenire (se non comodamente dal salotto) quando chiamate in aiuto, è altrettanto lecito interrogarsi sul loro reale amore per gli animali e rafforzare l'idea che siano come le lucciole: da lontano paiono brillare, ma da vicino non possiedono né testa né luce.
Inutile precisare che ogni riferimento a persone o fatti è puramente casuale ma, se per caso vi sentite toccati o distinguete chiari segnali di appartenenza ad una o più di queste categorie, non scagionatevi con quintali di autoindulgenza, ma valutate l'ipotesi di una coda di paglia che inizia ad ardere.
E non infiammatevi, la presenza di quella scintilla semmai dovrebbe stimolarvi ad una riflessione. O anche più d'una!
Che dire? Se tanto mi dà tanto...
@cani e gatti: qui non si tratta di simpatie o antipatie, qui si parla di stima.
Tutto è opinabile... dipende dal punto di vista!
E, comunque, non ho interesse a dibattere con chi DICE di pensare al bene degli animali. Dice, appunto!
Quindi, poco cordialmente, la saluto.
Ribadisco il concetto: non intendo dibattere con lei, antepongo ai suoi sterili monologhi da donnetta isterica il benessere degli animali che considero di gran lunga migliori degli uomini. E questo suo soliloquio non fa che rafforzare la mia convinzione.
Ora, se vuole un consiglio; anziché sproloquiare negli spazi altrui, vada a spegnere il fuoco presente nella sua coda.
A giudicare dalla sua aggressività, è in atto un imponente incendio.
Bye!
Quindi sia gentile ed educata eviti di usarla come il mercatino di Portobello, inserendo la sua mail e cercando di raccattare consensi.
Il suo modus operandi traspare anche dalla scarsa netiquette, signora mia!
Io ho avuto modo di vedere il cane investito a bono e portato ad olbia.
Mi sembrava in lenta ripresa seppur da sottoporre a costosa operazione chirurgica per la quale la sig.ra Fiore si sta attivando e ha promesso un grosso contributo personale.
Tutto il resto è noia, come canta franco califano.
Al quadrupede poco importa dove viene curato e se competente ad intervenire era la lida di olbia piuttosto che quella di sassari.
"Chi salva una vita salva il mondo intero", foss'anche animale per quel che mi riguarda...
Quindi rispetto profondo per la sig.ra Fiore che ha deciso di provvedere da se a sandra, visto che i soggetti interpellati, loro malgrado, non potevano intervenire.
Tuttavia ritengo che se la sig.ra Maddalena, a mio giudizio in maniera poco saggia, ne ha fatto una questione personale, ha sbagliato non una ma mille volte...
Che ci sia concorrenza / rivalità tra volontari rende la cosa quantomeno sospetta, a meno di non voler considerare solo in comportamenti infantili delle persone...
legga qui: http://www.facebook.com/notes/paola-sanna/chiediamo-alla-lida-olbia-e-a-romina-fiore-perche-hanno-mentito-sulla-storia-del/106314416148511
Il perché, in questo caso, non è figlio della perfida curiosità da quattro soldi.
Il cane in questione sarebbe stato curato gratuitamente in un posto ma, guarda un pò, finisce in altro luogo e viene fuori un appello in cui vengono chiesti aiuti in denaro per poterlo curare.
Una persona, come già detto e scritto, chiedeva delucidazioni sul "doppio" cane e suoi post venivano subito cancellati. Come mai? E come mai si è deciso di chiedere soldi quando c'era la possibilità di farlo accudire gratuitamente? Lasci perdere, Avvocato.
Cos'altro dirLe, Avvocato? Niente, a parte il fatto che un Avvocato dovrebbe saper distinguere una E congiunzione da una E verbo. ;)
Le auguro una buona giornata