
di Lucrezia Putzu
Servono braccia, tante braccia, braccia forti e cattive per spostare quei sassi. Quelle grosse pietre posate sulle mura della chiesa di San Pietro sono state staccate, distrutte, spezzate e ammassate qua e là nel prato della basilica. Un vandalismo senza spiegazioni.
Quelle pietre neanche la storia le sa collocare nel tempo. La basilica medievale che sorge sul colle di San Pietro, da cui prende il nome, è infatti, al centro di un dibattito iniziato molto tempo fa. Secondo alcuni la costruzione di San Pietro, ad opera di maestri comacini, risalirebbe all'VIII secolo, quando Tuscania fu donata da Carlo Magno a papa Adriano I. Studi più recenti, invece, collocano la costruzione all'XI secolo. Un patrimonio architettonico e artistico per tutti. Indifeso, in cima a quel colle. In balìa dei vandali e del disinteresse.
A prendersene cura c'è solo Paola; da tanti anni fa la custode volontaria della chiesa. Sua mamma e sua zia lo facevano prima di lei. Con un contrattino di pulizie di 300 euro, pensa a tutto: ogni mattina arriva puntuale, apre le porte per i turisti che scelgono Tuscania, cambia le lampade che non funzionano, taglia l'erba, pensa ai lucchetti, ai vetri che si rompono e perfino ai cestini per i rifiuti. Ma Paola è sola, e tutto non può fare, non può fermare i vandali che hanno preso di mira la chiesa: sradicano le pietre, spaccano le tegole, devastano le fontane.
Servirebbero illuminazione adeguata e telecamere. Ma non ci sono soldi, dicono. Quindi niente sicurezza e niente difesa per la basilica. E niente bagni per i turisti; quelli che c'erano un tempo sono stati distrutti e i soldi per rimetterli a posto non ci sono mai stati. Quei pochi che sono stati stanziati sono serviti per sistemare il rosone e proprio in questi giorni per restaurare gli affreschi in fondo alla navata. Vista la situazione è già qualcosa. All'interno della Chiesa, nella navata principale, oggi, ci sono due restauratrici che con abili mani e tanta pazienza rimettono a posto quello che gli anni hanno distrutto. Avranno bisogno di sei mesi per completare i lavori.
Ma contro i vandali sembra non ci sia rimedio. Come se quel patrimonio dell'umanità non fosse di nessuno. Il tessuto sociale e l'identità di un luogo si massacrano in questo modo; senza un tessuto culturale e sociale connettivo di controllo, i violenti hanno mano libera. Per questo occorre uno sforzo in più da parte della sovrintendenza. E anche da parte della comunità tuscanese e dalle istituzioni rappresentative che non possono accettare passivamente un oltraggio simile.
San Pietro è un simbolo. I vandali vanno fermati.