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Tav, la Grande Opera Ideologica

C'è crisi, non ci sono soldi per la scuola dei nostri figli, per la sanità pubblica, per i trasporti locali: ma perché sono intoccabili i miliardi per la Grande Opera Ideologica?

venerdì 2 marzo 2012 17:41

di Antonio Cipriani

Il lavoratore valsusino insolente con i carabinieri (con qualche buona ragione maturata in questi mesi di botte da orbi) è stato massacrato dalle cosiddette forze dell'ordine e dai media. Per La Repubblica è uno squadrista. Squadrista? Rozza lettura, non l'unica di questo giornale. Al massimo provocatore dialettico, a volto scoperto, riconoscibile, disarmato, insolente... Squadrista no. Troppo tempo a riflettere sulle dieci domande per Noemi. Già, purtroppo i parametri sono questi: Ruby, Noemi, il plastico di zio Michele, le illuminate opinioni di De Benedetti sulla libertà di stampa a fare il paio con quelle di Calearo sui metalmeccanici. E mentre la giostrina dei media fa il giro con tanto di musichetta, il paese sprofonda. Gli oligarchi acquistano potere, i cittadini pagano la crisi e se aprono la bocca prendono pure legnate.

Perché a me questo decisionismo ideologico sulla Tav fa venire la pelle d'oca. Il progetto è delirante e non serve a nient'altro che a far guadagnare chi realizza la Grande Opera Inutile. Ma prima il governo Berlusconi, poi quello Monti, legano lo sviluppo (poveri noi) dell'Italia a questa roba insignificante e tutta sulle nostre spalle di contribuenti. Perché? E perché in tempo di crisi non ci sono soldi per la scuola dei nostri figli, per la sanità pubblica, per i trasporti locali, per un minimo di protezione umana del disagio crescente e invece sono intoccabili i miliardi per questa Grande Opera Ideologica?

Temo che la risposta sia nella parola "ideologica". Che tradotta vuol dire: gli oligarchi decidono, la politica si adegua, lo Stato mostra la sua faccia più dura per rispettare l'asse politica-oligarchia. Forse è per questo che non possono arretrare di un centimetro, che noi faremo la fame ma le scatolette viaggeranno a 400 all'ora, i pendolari andranno più veloci a piedi, ma pochi eletti voleranno da Torino a Lione in un'ora e mezza. A spese nostre (fa sempre bene ricordare che non è a spese loro...).

Forse è per questo che mandano militari armati come se dovessero combattere i talebani in Afghanistan. Una forza armata in assetto da guerra per garantire gli affari della Tav in un paese allo sfascio. Ma poi, a proposito di mammolette, li avete visti i cosiddetti tutori dell'ordine invasati negli altri filmati? Quelli che sfondano la vetrina di un bar, cacciano i cronisti in malo modo, inseguono manco fosse un supericercato di mafia un ragazzo su un traliccio? Mammolette? A me mettono paura. Io in Valle ci sono stato tante volte, paura me la mettono quelli che girano sui blindati non i valsusini No Tav che difendono i loro diritti.

E andateci anche voi in Val Susa, fatevi raccontare le storie di libertà e di resistenza, quelle dei partigiani, della lotta strenua contro il nazifascismo. Andateci e parlate con gli uomini e le donne che si battono contro la Tav: insegnanti, pensionate, ragazzi, allevatori, contadini. Andate a vedere con i vostri occhi e cercate materiale per capire. Non vi limitate alla verità della televisione, o al coro dei media tradizionali. Gambe in spalla, camminare, vedere, osservare, cercare di capire, partecipare. Anche se vi stanno dicendo di stare a casa, anche se non vogliono la cittadinanza attiva, preferiscono gli allocchi col telecomando in mano e le verità raccontate con il plastico di zio Michele.

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