
C'è un grande telo bianco in fondo alla basilica di San Pietro, a Tuscania. Copre tutta la navata, nasconde l'impalcatura che da qualche mese domina la scena. Serve alle restauratrici, che devono raggiungere anche i punti più alti e riportare in superficie gli antichi splendori. La luce del sole, nonostante gli ultimi giorni di un gelido inverno, regala un gioco di luci e colori che ti fa dimenticare perfino il forte odore di diluente che contrasta con quello dell'umidità a cui la chiesa è abituata da sempre.
All'ingresso c'è Paola. Parla, con i suoi ricci neri e il suo gradissimo sorriso. Parla con i turisti che arrivano alla spicciolata. Da tanti anni fa la custode volontaria della chiesa. Come la sua famiglia che lo faceva prima di lei. Con un contrattino per le pulizie di 300 euro, pensa lei a tutto; persino a raccontare la storia della basilica a chi ogni giorno arriva da tutta Europa e vuole conoscere, sapere, ascoltare. Paola da dietro il suo banchetto, quello dove trovi tanti libri su Tuscania assieme ai classici souvenir, accoglie le persone e sembra non accorgersi del freddo che dal portone sempre aperto entra e si diffonde in ogni angolo penetrando nelle ossa.
Dietro il telo mani esperte lavorano per rimettere a posto quello che il tempo e l'ignoranza dell'uomo hanno rischiato di distruggere per sempre. Mani abili come quelle di Cristina Caldi restauratrice del consorzio Aureo di Roma. Nonostante la forte umidità, con movimenti precisi e continui muovono il piccolo pennello riportando alla luce antichi colori e disegni. Cristina, con la sua tuta bianca coperta da un maglione senape, scende decisa e sicura dall'impalcatura per raccontarci un po' della storia della basilica, per descriverci il suo lavoro. Il suo e quello delle altre tre ragazze che per tutto l'inverno resteranno a Tuscania.
Lei e le altre ragazze hanno raschiato la patina che copriva gli affreschi, per riportare alla luce il colore originale. Facendo tanta attenzione, "Ci sono tanti segni - dice Cristina - che abbiamo deciso di non togliere, sono segni del tempo che ci mostrano che la storia è andata avanti. Cercheremo di riportare i colori originali semplicemente levando gli strati che sono stati posti sopra". Ma più di mille parole è il gesto a raccontare; il ticchettio dello scalpelletto interrotto soltanto dal leggero abbaiare del cane di Cristina che osserva i lavori da dentro la sua cuccia, non perdendo di vista nemmeno per un attimo le mani esperte della sua padrona.
Poi, qualche tempo dopo, quest'incontro è diventato un pezzo del documentario. L'immagine della basilica invasa da luce e dallo Stabat Mater di Ilaria Drago e Marco Guidi che fa vibrare le pietre, spalanca la bellezza delle parole semplici e dei gesti magici della Cristina di San Pietro. Così la penso...