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Reporter senza frontiere, si allunga la lista dei "Nemici di internet"

Secondo il rapporto di Rsf il 2011 è stato "l'anno più letale per i cittadini digitali". Grandi le tentazioni per i governi di controllare i cittadini attraverso la Rete.

lunedì 12 marzo 2012 17:08

Dopo ogni rivoluzione è tempo di restaurazione e controllo. E stando a quanto emerge dal rapporto di Reporter senza frontiere questa prassi vale anche per internet. Così se da un lato il 2011 è l'anno in cui il web in cui si è caratterizzato per essere stato il megafono che ha amplificato il grido delle rivolte e proteste che hanno interessato in misura diversa un gran numero di paesi in tutto il mondo, dalla Primavera araba al movimento di Occupy e degli Indignados, dalle denunce dei brogli elettorali in Russia alle proteste contro Sopa/Pipa e poi Acta, è dall'altro "l'anno più letale per i cittadini digitali". Sono stati infatti 5 i morti e 199 gli arresti per reati sul web, facendo registrare un + 31% rispetto al 2010. Inoltre la lista dei "Nemici della Rete" si è allungata, aggiungendo alle già note Cina, Arabia Saudita, Corea del Nord, Iran, Cuba e Birmania anche Bahrain e Bielorussia.

Il rapporto pubblicato oggi in occasione della Nella giornata mondiale contro la cyber-censura evidenzia come le tecniche di sorveglianza si stiano facendo sempre più efficaci e intrusive. Così i servizi di sicurezza dei diversi regimi negli interrogatori dei prigionieri non chiedono più solo i nomi dei loro complici, ma le loro password per Fscebook e Skype. Allo stesso tempo, quelli che sembrano segnali di apertura, nascondono invece il tentativo di esercitare un maggior controllo sui cittadini. E' il caso della Siria, in cui dopo la rimozione del divieto di usare Facebook, si sono registrate infiltrazioni negli account privati del social network. Un altro aspetto è poi quello dei regimi che si rivolgono sempre più ad aziende private specializzate nel controllo del traffico della Rete. Questione questa evidenziata dagli Spy File pubblicati di recente da WikiLeaks. E' evidente dunque come la protezione delle fonti diventa sempre più un punto cruciale nella lotta per la libertà di informazione.

Un altro capitolo è poi quello dei cyber attacchi notevolmente cresciuti nell'ultimo anno e in genere ricondotti ad Anonymous. In realtà l'incremento è stato talmente forte da indurre a pensare che a condurre questi attacchi informatici siano molteplici soggetti e con diverse finalità. Di fatti accanto gli attacchi di protesta proliferano i semplici crimini informatici. Tutto diventa però un pretesto per aumentare la sorveglianza della Rete nel nome della sicurezza nazionale.

E in occasione di questa giornata vorrei riproporre una riflessione di Antonio Cipriani su questi temi. Una riflessione scritta oltre un anno fa, ma che pone interrogativi e spunti di riflessione sempre attuali.

L'occupazione militare del territorio separatista di internet di Antonio Cipriani

Interessante notare che, in un modo o nell'altro, il caso WikiLeaks sia riuscito a dividere l'opinione pubblica e ad avviare un ragionamento serio sulla rete. Sul territorio virtuale che lo Stato, con il suo ambaradan di segreti e poteri occulti, deve controllare. E per controllarlo deve conquistarlo e per conquistarlo deve comprenderlo. Quindi, la storia ci insegna, colonizzarlo con la spada.

Esistono altre soluzioni? Esistono nella storia cose diverse da: conquiste militari, occupazioni, controllo militare. Anche con quelle forme militari meno evidenti rappresentate dai "conflitti segreti", dalle "guerre di bassa intensità", dalle guerre di infiltrazione e spionaggio?

D'altra parte, come scrive Anthony Besson, si sta profilando un nuovo terrorismo ai danni della sicurezza degli Stati: la rivelazione dei segreti a causa di WikiLeaks, attraverso il territorio di internet. Un territorio separatista. Inaccettabile per chi ha basato ogni suo potere sul controllo del territorio, delle contraddizioni di ogni territorio, attraverso ogni metodo. Legale o meno, quasi mai palese. Sicuramente militare in ogni sua declinazione.

Quindi, citando Besson: ...come la rete diventa "spazio pubblico" sembra affermarsi l'urgenza di estendere il suo controllo sui cittadini online e garantire la continuazione del suo dominio simbolico su quello che appare sempre più come un territorio. Ma come?

E' sul "ma come" che ne vedremo delle belle. Perché già la discussione vede schierati come un sol uomo giornalismo e potere politico dalla stessa parte (come spesso accade, direi.). E i termini usati sono solamente bellici: infowar, cyberwar, attacco, operazione di risposta. E lasciano prevedere un solo tipo di sviluppo: militare. Ossia, tutta questa storia finirà nel tentativo di occupazione militare del territorio internet, attraverso investimenti a non finire per il cyber controllo. A favore dell'apparato industriale-militare di sempre.

E Assange? Non sarà mica per gli Usa il Bin Laden di questa operazione?


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