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Polemos

Stragismo italiano, tra assoluzioni e verità storiche

Riflessioni su verità storiche note sullo stragismo e impossibilità giudiziarie. Non si processa la Ragion di Stato... Né la base tecnocratica del potere.

sabato 14 aprile 2012 15:07

Di Antonio Cipriani

L'ennesima assoluzione con tanti dubbi per tutti gli imputati della strage di Brescia, ha segnato un punto di non ritorno. E ha confermato una tesi di cui andavo parlando, e scrivendo, già ai tempi di "Sovranità limitata" con Gianni Cipriani mio fratello: la verità sugli anni oscuri di questo Paese, sullo stragismo, sul terrorismo, sulle tante morti della destabilizzazione stabilizzante, non la scriveranno i tribunali. Semplicemente perché non possono scriverla.

E non possono scriverla, nonostante decenni e decenni di inchieste, di colpi di scena, di riaperture di indagini, per il semplice fatto che la ragion di Stato non si processa in nessun Paese del mondo. Figuriamoci quando si tratta di una ragione superiore, che va al di là dell'ordinamento dello Stato italiano, insinuandosi nel cuore stesso di quello che passerà alla storia come Doppio Stato. Radicandosi nelle colonne portanti di una sovranità limitata che impedisce a questa nostra democrazia di avere un respiro libero. Di costruire il suo futuro su una conoscenza condivisa del passato. Di un passato senza zone d'ombra, manine occulte, manovre internazionali e diramazioni nazionali di quelle manovre.

Quando è morto Cossiga, e tutti sentivano il bisogno della santificazione, io ho scritto su PadPad Revolution e su Globalist Syndication che con lui se ne andava un tassello fondamentale di una teoria oligarchica che ha condizionato l'Italia dalla seconda guerra mondiale a oggi: la teoria del Doppio Stato e della doppia fedeltà. Ossia, quell'insieme di decisioni occulte, conosciute da una oligarchia politico-militare e ignote al Parlamento. Ma non solo, spesso ignote ai capi del governo in carica, quando non ritenuti affidabili. Da chi? Da una catena di comando segreta, con diramazioni fuori confine, con un livello di fedeltà superiore alla fedeltà che le istituzioni dovevano alla nostra costituzione.


Gli storici dovranno studiare tanto. E non potranno farlo mentre le scorie di questa strategia sotterranea e sanguinosa, operano ancora sulla nostra politica. Non potranno farlo liberamente se gli uomini della P2, anello di connessione con una struttura occulta americana, rimangono ai loro posti, hanno più potere di prima, gestiscono con serenità la nostra povera democrazia, fatta straccio. Sempre meno democratica sempre più tecnocratica.

Non si tratta di servizi segreti deviati. Si tratta di una deviazione di più ampio respiro, che ha caratterizzato la vita politica degli anni Sessanta e Settanta, che ha affossato esperienze politiche popolari, minandone le basi, per devastare il contesto popolare e antifascista che aveva costituito la ragione costituzionale del nostro Paese.

Un Doppio Stato. E una lunga e sanguinosa catena di destabilizzazioni che non dovevano destabilizzare il potere che gestiva l'Italia, ma destabilizzare le coscienze, impaurire i cittadini che volevano partecipare alla vita democratica. Che sono stati prima ricacciati nelle case dalla paura. Paura delle bombe, dei terroristi, poi dei mafiosi, dei camorristi, di tutti i tipi di eversione che si possono conoscere e che l'Italia ha avuto. Senza una sola soluzione che ne impedisse gli affari e il dilagare. E poi una volta chiusi in casa, addormentati...

Non ci prendiamo in giro, non è soltanto sullo stragismo o sul terrorismo che sappiamo poco e niente. Sulla mafia? Qualcuno conosce l'origine nascosta di alcuni potentati economici che operano nel nostro Paese. Abbiamo una memoria condivisa dei profondi livelli di ingiustizia che si sono mossi perché morissero persone per bene e invece si salvassero banditi senza scrupoli?


In cauda venenum. E un po' di colpa ce l'ha anche la sinistra. Che a un certo punto ha smesso di battersi per spalancare le porte della verità, per pretendere di conoscere porcate celate nei patti occulti internazionali.

Perché? Io lo so, perché c'ero. Per paura che fosse fuori moda, che fosse considerato "vecchio" parlare di memoria e di identità. Spinta dai soliti soloni dall'editoriale conformista, dai salotti del potere segreto e comunicativo. La sinistra ha abbandonato la coscienza popolare a questo destino di infamia e ignoranza del passato... Convinti che fosse meglio parlar d'altro, convinti da quelli che su questo buco nero della coscienza collettiva hanno costruito le loro fortune. E le nostre sfortune, ahimé.


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