
- Ma se piove? - Vieni che abbiamo il gazebo in caso di pioggia battente! - David Diavù, l'ideatore del Museo Urban di Roma sta portando avanti caparbiamente il suo progetto di trasformazione dei muri del Quadraro e non può essere certo il cattivo tempo a fermarlo. L'appuntamento è alle 11 in largo dei Quintili. In quella zona ho abitato a lungo, non controllo nemmeno l'indirizzo e a passo sicuro attraverso il mercato chiuso di domenica. Mi imbatto in un lungo serpente rosa che abbraccia il muro di cinta del piccolo parco vicino piazza dei Tribuni. Ovviamente ho sbagliato strada, ma proprio grazie a questo errore conosco Nicola Alessandrini e la sua assistente che stanno lavorando su questo muro che è anch'esso parte integrante del progetto M.U.Ro. Largo dei Quintili è a qualche centinaio di metro più il là. Li percorro pensando come a solo qualche anno possa tirare così brutti scherzi alla mia memoria, mentre i miei occhi scrutano la piccola folla davanti al muro che verrà dipinto, alla ricerca della guest star di oggi, Gary Baseman. Un nome arcinoto nel mondo della street art, una vera star del pop surrealismo, anche se a lui questa definizione non piace. Felpa nera, capelli bianchi ribelli, sguardo entusiasta e un po' folle di chi sta per cominciare il suo gioco preferito. Tutto comincia con una matita che, tra le mani sicure dell'artista di Los Angeles, traccia la prima onda su quel foglio verticale grigio e vuoto. Poi, davanti a decine di sguardi incuriositi, pennelli in mano e assistito da 3 artiste romane inizia il live pianting che è proseguito per tutta la giornata nonostante la pioggia. Nel cuore della sua opera dipinge infine: Q44. Sì, perché Gary Baseman è stato chiamato a dare il suo contributo a M.U.Ro, proprio in occasione dell'anniversario del Rastrellamento del Quadraro. Era il 17 aprile 1944 quando i tedeschi circondarono e chiusero ogni via di accesso al quartiere, conosciuto come il covo dei partigiani. In duemila furono trascinati via dalle case, rinchiusi prima nel cinema di zona e poi a Cinecittà. In molti fuggirono, alcuni furono rilasciati e in 947 deportati nei campi di concentramento in Germania. Il progetto M.U.Ro che incide sui muri storie e visioni, non poteva non ricordare quegli avvenimenti tanto efferati che hanno inciso e segnato una ferita profonda nell'anima di questo quartiere e della città tutta 68 anni fa.
















