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LakeMusicLab

Gabriele, il dottore del suono

Il responsabile delle relazioni con le band per Lake Music Place parla dell'importanza della musica come mezzo d'espressione per i giovani musicisti.

sabato 19 maggio 2012 17:33

Di Paolo Insalata e Tiziana Gentile

«La senti come ti prende?» La voce di Gabriele vibra al crescendo della musica, mentre le sue dita si muovono sicure sul mixer per alzare un po' il volume quasi a voler sottolineare con quel gesto il significato delle sue parole. Siamo negli studi di Lake Music Place, l'associazione culturale che si occupa di musica a 360 gradi e che in questi giorni ospita il Lake Music Lab a Bracciano. I volti dell'associazione, che è contemporaneamente scuola di musica, sala di registrazione, sala di doppiaggio e sala prove, sono quelli di: Gabriele Novi Chavarria, Fabrizio Scarafoni e Andrea Trinchi.

Seguiamo Gabriele, un giovane uomo dall'aspetto ordinato ma informale, deciso ma gentile, schivo ma orgoglioso. E' lui che, con alle spalle una formazione specifica quale tecnico del suono, cura il settore tecnologico della struttura, il service per i concerti live e le relazioni con gli artisti.

Qual è il percorso che ti ha condotto fino al Lake Music Place?

«Io nella musica ci sono nato. E vivo di musica. Quando ero più giovane suonavo in una band ma già verso i 15 anni la passione per la fonia ha prevalso. Ho iniziato tirando i cavi sui palchi, portando le casse e poi, dopo tanta gavetta, ho cominciato a lavorare come fonico. Conseguita la laurea in Beni culturali ho cominciato a lavorare in negozio di strumenti musicali e alla scadenza del contratto, Fabrizio mi ha proposto di lavorare insieme. In tre mesi ci siamo armati di calce, spatole e picconi e abbiamo tirato su questa struttura. Abbiamo letteralmente costruito i muri di cartongesso e le sale. Persino i murales colorati che ricoprono intere pareti sono stati realizzati dai ragazzi delle stesse band che poi vengono qui a registrare. E così, insieme a Fabrizio e Andrea, è nata questa piccola famiglia».

Tu ti occupi delle relazioni delle band, qual è l'aspetto principale di questo tuo ruolo? Chi sono questi ragazzi che si rivolgono a voi?

«Noi facciamo musica ma l'aspetto principale per noi non è il suonare uno strumento in sé. Bensì la possibilità che questa attività offre ai ragazzi per esprimersi. Ho incontrato molte band ma ciò che mi ha sempre colpito, più che il puro aspetto musicale, è stata la passione che accomunava tutte. Se vai su internet o guardi i programmi di talent predomina la voglia di apparire, invece qui da noi c'è principalmente una grande voglia di esprimersi. E' diverso. I ragazzi scrivono, compongono. Negli scorsi mesi abbiamo organizzato un festival: abbiamo incontrato ragazzi preparatissimi e con dei contenuti di ottimo spessore artistico. Noi con la nostra struttura abbiamo dato loro la possibilità di esprimersi su un palco e di farsi conoscere».

Come selezionate le band da seguire? Che musica suonano?

«In musica non mi piace la parola selezionare: le scelte nascono, semmai, da relazioni che poi proseguono. Ci sono band che fanno dal rock al jazz al blues. Tutti hanno qualcosa di originale, ecco qual è la selezione. Anche una cover può essere originale. Se prendi un pezzo e lo arrangi a modo tuo, diventa una cosa interessante, se lo riproponi senza metterci del tuo allora ti stai solo allenando a suonare».

In quella fase in cui si passa dal gioco di suonare alla realizzazione del primo disco, oltre ad offrire un servizio mettendo loro a disposizione le sale di registrazione e le attrezzature, voi rappresentate qualcosa di più?

«Capita che i ragazzi che vengano qui, dopo aver fatto le prove, mi chiedano informazioni, consigli o semplicemente un parere. E a me fa piacere, perché vuol dire che la passione che noi ci mettiamo si vede. La musica è una professione molto particolare: è un lavoro che nasce dalla passione, altrimenti non si potrebbe fare. E i ragazzi lo sentono. Una volta un gruppo mi ha chiesto: "Lele secondo te noi siamo in grado di fare questo?". Io ho risposto che non si tratta di essere in grado o meno di fare qualcosa ma di mandare un messaggio. Nel momento in cui mandi quel messaggio,che trasmetti delle emozioni, hai già vinto».

I gruppi che seguite sono in qualche modo legati al territorio?

«Quando abbiamo iniziato quest'avventura abbiamo notato, con molta sorpresa, che saltavano fuori dalle cantine decine e decine di gruppi legati al territorio: Bracciano, Cerveteri, Manziana, Oriolo. Una volta entrate in contatto con la nostra struttura, queste formazioni hanno avuto la possibilità di utilizzare le attrezzature necessarie a far emergere e a diffondere il proprio messaggio. Pian piano, grazie al passaparola, sono arrivate per registrare qui da noi anche le prime band di Roma, Viterbo, Sutri, Nemi e altre località dell'Alto Lazio. Qualche tempo fa è arrivato addirittura un americano che si era trasferito a Bracciano, dicendomi che componeva. Ci ha fatto sentire una canzone accompagnato solo dalla chitarra. "The World you live in". Stupenda. Abbiamo avviato la coproduzione Usa, Francia, Italia di quella che poi è diventata una colonna sonora del movimento Occupy Wall Street. Da un incontro casuale è nata, quindi, una collaborazione internazionale radicata però sul territorio di Bracciano».

Il tratto distintivo è l'originalità. Forse questa parola è un po' abusata, cos'è in musica l'originalità?

«Tutti i musicisti si buttano sulla sperimentazione dei suoni ma c'è un ma: si possono usare tutti i suoni possibili ma fare una canzone bella è un'altra cosa, forse anche fuori moda. I suoni, le atmosfere, i ritmi possono risultare anche molto gradevoli, ma spesso ci si dimentica dell'essenza.

Quali sono i servizi che voi offrite ai musicisti o aspiranti tali?

«Qui giovani e adulti trovano contemporaneamente una scuola di musica, una sala per le prove e di registrazione professionale. La scuola di musica, Discanto, è storica e prevede l'insegnamento di tutti gli strumenti, dal clarinetto alla batteria. La sala prove Gnch è completamente cablata e alla fine i musicisti vanno via con una registrazione delle loro prove su una chiavetta mp3. Siamo appena partiti anche con le dirette in streaming. La sala di registrazione offre tutta la strumentazione altamente professionale. Un aspetto molto importante sono i laboratori d'insieme. I ragazzi vengono qui per imparare uno strumento e può succedere che gli insegnanti mettano insieme diversi talenti per formare delle band. Inoltre abbiamo un service, che è tutto quell'apparato che rende possibile uno spettacolo live. Dalle luci all'audio. Recentemente abbiamo avviato un progetto di  doppiaggio in tre lingue di cartoni animati, già in fase operativa. Infine, la Lake Records è la nostra etichetta di musica indipendente che produce e guida i gruppi coprendo ogni costo».

I gruppi prodotti da voi entrano nel circuito della grande distribuzione?

«Ovviamente stampiamo i cd e siamo su iTunes, questo è praticamente un "obbligo". Ma il mercato è ormai cambiato e il grosso delle vendite di questi supporti avviene durante i concerti live, dove il contatto diretto con il pubblico aiuta molto».

Qual è il vostro sogno? Produrre un fuoriclasse?

«E' inutile negare che economicamente sarebbe molto importante. Ma non è quello il lavoro che stiamo portando avanti. Non è quello il nostro traguardo. Noi produciamo realtà indipendenti e non cose costruite a tavolino».  

E' mai venuto qualcuno da voi dicendo "voglio andare a X Factor"?

«Ogni giorno. I "talent" sono solo una vetrina, seppure importante. La cosa che non mi piace assolutamente è che molti mirano verso quelle mete ma spesso non sanno nulla di musica. I tredicenni, e i quattordicenni che sono più interessati ad apparire che ad esprimersi, mi spaventano un po', e nel mio piccolo, cerco di aiutare i ragazzi a realizzare sogni passo dopo passo, mai guai alimentare illusioni».

Da una laurea in "Beni Culturali" a un lavoro incentrato sulla musica: ci spieghi meglio la tua scelta?

«Come dicevo la passione per il suono fa parte del mio DNA e ho voluto coltivarla fin da giovanissimo, fino ad acquisire le nozioni che mi hanno consentito di fare piccoli lavori collaborando con diversi service nei concerti. E' con la musica, quindi, che ho finanziato i miei studi universitari in "Beni Culturali": una facoltà che mi ha allargato gli orizzonti e fa parte del mio patrimonio intellettuale. Ma a essere sincero, non sono mai stato convinto che dopo la laurea avrei lavorato in un ministero o una sovrintendenza. La musica ha prevalso su tutto».

Ora, Gabriele, per concludere, dicci perché durante quest'intervista i tuoi occhi hanno brillato fin dalle prime battute.

«Ve ne siete accorti: la musica è la mia vita e vivere immerso in questo mondo mi emoziona di continuo. E poi, lavorare con ragazzi giovani e giovanissimi è esaltante. Io cerco di rispondere alle loro richieste di consigli con la mia esperienza, loro mi ripagano con la loro energia fresca e travolgente».

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Commenti
  • Carlotta 20/05/2012 alle 18:35:35 rispondi
    dajee!
    Veramente bella questa intervista fatta ad una persona che conosco da poco :D Gabriele è vero che vive per la musica, grazie a lui e a mio fratello ho imparato a vivere la musica! Grande Gabri continua così!!
  • Claudia 20/05/2012 alle 18:48:49 rispondi
    E pura verità
    Conosco Gabriele da tanto e posso garantire che la passione e la sua professionalità che trapelano dall'intervista sono le caratteristiche peculiari della sua concezione di vita:
    Gabriele ti ho sempre stimato e sempre ti stimerò.
  • papa 21/05/2012 alle 12:54:56 rispondi
    La musica ci accompagna per tutta la vita, ci consola quando siamo tristi, ci esalta quando siamo felici,è una Musa sincera e fedele, la tua pervicacia nel crederci è e sarà la tua forza, continua ad amarla con tutto il tuo cuore, perchè lei, non ti tradirà mai.Bravo Gabri.
  • LUCREZIA 22/05/2012 alle 13:55:30 rispondi
    A volte, anzi molto spesso,i veri artisti sono coloro i quali restano dietro le quinte e con pazienza,lavoro e sensibilità sostengono,organizzano e valorizzano il talento altrui.Non compaiono,ma senza di loro lo spettacolo rimarrebbe una chimera!Hanno il merito di mettere in opera ciò che altrimenti resterebbe una possibilità senza sbocchi.
  • Rita 23/05/2012 alle 09:12:07 rispondi
    Non ti conosco molto ma leggendo la tua intervista sei riuscito a trasmettermi la tua passione per la musica e la voglia di crescere attraverso di essa, continua cosi,l'energia che sprigionano le tue parole è la stessa che io riconosco in tuo padre che tanta passione per la musica ti ha trasmesso. A presto.