
di Maddalena Papacchioli
E' di nuovo il sondaggio settimanale di SWG per Agorà (Raitre) a misurare il polso dell'elettore italiano in questo momento. La febbre-Grillo sembra non placarsi e continua a crescere.
Sulle intenzioni di voto, ecco gli ultimi dati salienti:
Pd: 24% ; M5S: 20%; Pdl: 15%.
Ci siamo quasi. Ancora quattro punticini percentuali e il M5S avrà definitivamente sbaragliato il Pd dal podio della classifica. Ancora qualche settimana e l'evento tanto atteso sarà certezza matematica. Già, perché ormai non c'è più da scommettere se ciò accadrà ma l'unica previsione concessa è sul quando.
Gli italiani preferiscono Grillo ai partiti. Scrivo Grillo volutamente, non per confusione con il M5S ma proprio per distinguerlo dal movimento. Mentre la giunta Pizzarotti a Parma è in affanno per la nomina degli assessori e per la produzione del primo atto amministrativo, i riflettori mediatici sono ancora e sempre puntati su di lui: Beppe Grillo.
E ha un bel da fare, lui, a colpi di interviste-monologhi, a sottolineare che il suo personaggio è solo un testimonial e che la politica sul campo la fanno e la faranno gli eletti, autonomamente e territorialmente.
E hanno un bel da fare anche loro, i "grillini", che non vogliono farsi chiamare così per via della coda di paglia, a godersi una vittoria di cui non hanno merito e per cui non raccoglieranno i frutti.
Ma intanto l'oratore incontinente Grillo, strattonato e villeggiato da tutti i leader dei partiti di tutto l'arco costituzionale, vola in alto e sempre più in alto.
Ora, nella sua scalata a colpi di insulti, tra l'ovvio condivisibile e il qualunquismo urlato, quasi giunto alla cima, cosa farà? E cosa faranno gli altri? Cosa farà il Pd?
Sulla base dei numeri, quattro spunti per riflettere.
1) La vittoria facile della new entry. Nello scenario politico stantìo che abbiamo davanti, si coniano nuove sigle e nuove alleanze ma si continua a battere la stessa vecchia moneta. Alle facce consuete che si riciclano nel restyling gli elettori non abboccano più. È solo il veramente nuovo che paga, in termini di consenso. Quindi, un soggetto politico inedito, di qualunque verginità si faccia promotore, è sempre vincente: non ha nulla da far dimenticare né da farsi perdonare. E' (ancora) pulito come il sederino di un bebè. E la fiducia dell'elettorato stanco della casta, dal vecchio che arranca si sposta volentieri verso il nuovo che avanza.
2) La tenuta di strada. Usiamo una metafora. I partiti candidati sono auto in corsa verso le elezioni. Nel loro percorso per il traguardo delle urne trasportano un carico di elettori potenziali che possono decidere, in qualunque istante del viaggio, di scendere dal mezzo. Se si fidano del conducente, rimarranno a bordo durante tutti il tragitto. È plausibile che questi si fidino di più se conoscono l'autista, essendo anche disposti a perdonargli qualche errore di manovra passato, piuttosto che non lo conoscano e debbano perciò auspicarne la buona capacità di guida, incrociando le dita o pregando San Cristoforo.
Tradotto: Da qui alle elezioni, è più probabile che cambino idea rispetto alle proprie intenzioni di voto gli elettori di Grillo che non quelli dei partiti tradizionali. Perché il consenso intorno al M5S è una moda ancora giovane e appare perciò più volatile e legata al cattivo umore del momento. Mentre gli elettori potenziali dei partiti, che hanno scelto di rimanere tali, "nonostante" li conoscano bene, sembrano più consapevoli e più convinti nella loro ostinata intenzione di voto.
3) Il vincitore occulto. Tra le cifre che emergono dal sondaggio in questione, una, per quanto imponente, resta nascosta dietro il clamore suscitato dalle altre. E va stanata perché invece dovrebbe essere di interesse analitico. Si tratta del numero degli astenuti che si individua nel 18,3% degli intervistati, gli indecisi sono il 27,5%. Per un dato aggregato del 45,8%. Quando si dice "la metà della gente". Ecco, la metà della gente non vota e/o non sa per chi votare. Il vincitore occulto ed assoluto perciò, alla faccia di Grillo, è come al solito in Italia, il partito del non voto.
Ora, riflettiamo: gli astenuti sono più o meno determinati nel loro esercizio di astensione. Ma gli indecisi, da qui alle elezioni, hanno modo e tempo per cambiare idea o farsene una e legittimarla con il voto. A loro quindi devono puntare grillo e i partiti per conquistare la vittoria reale. Il "ballottaggio" tra i due si gioca su questo terzo fattore.
Da qui, lo spunto per un'ultima domanda.
4) La "società civile" di Bersani non sarà mica proprio quella indecisa e astensionista di cui sopra? Se così fosse, allora avrebbe ragione lui a non preoccuparsi più di tanto di Grillo. E forse non è Grillo ad aver suonato la sveglia del segretario del Pd quando questi, la settimana scorsa, ha invocato e promesso un "bagno di democrazia" per le primarie.
E forse ha ragione anche Napolitano quando dice di non aver sentito nessun "boom" dopo il successo elettorale del M5S alle ultime amministrative.
O sono tutti sordi o hanno tutti ragione.