
Libertà individuale contro la legge dello stato. Ricordate l'Antigone di Sofocle? Antigone per il seppellimento del fratello Polinice, morto in guerra, scatena le ire del re Creonte, che aveva imposto l'obbligo della non sepoltura per tutti i vinti di guerra, e si guadagna una condanna a morte. Il braccio di ferro fra le libertà individuali, incarnati da Antigone, e il potere dell'autorità, personificati nella figura di Creonte, si chiude, come nella migliore tradizione della tragedia, con l'annientamento delle parti in causa: ovvero con il suicidio di Antigone e la morte morale di Creonte. Si potrebbe facilmente usare questo mito tragico come chiave di lettura interpretava del braccio di ferro fra MACAO e l'amministrazione Pisapia, in una guerra che dura da qualche mese, e di cui vediamo l'ultimo atto nell'ultima occupazione di sabato. Vi riassumiamo la vicenda, proponendo qualche riflessione.
Prima puntata: Torre Galfa, Milano. Un grattacielo di trentadue piani, che svetta nella sua elegante struttura di cemento e vetro sul cuore della città. Di proprietà dei Ligresti, è un edificio abbandonato, monumento triste alla speculazione immobiliare mancata. Il grattacielo è il primo teatro dell'occupazione di MACAO, un collettivo di architetti designer artisti e creativi, videomakers e fotografi, che lo eleggono a sede di un centro culturale, laboratorio di sperimentazione di una cultura partecipata proveniente dal basso. La città chiamata a partecipare tramite un uso intelligente dei social networks, vi accorre con entusiasmo: in pochi giorni lo visitano migliaia di persone. Intervengono quali fiancheggiatori intellettuali del calibro di Dario Fo, Daria Bignardi e Lella Costa. E la voce dell'occupazione vola fino agli USA.
L'esperienza di Macao dei primi giorni appare entusiasmante. Il grattacielo, che è ridotto dall'incuria ad essere realtà inospitale, con le sue scale dimesse, la sua polvere e gli enormi buchi nel pavimento, è diventano un centro fervido di attività, di tavoli di lavoro in cui si discute di architettura e riqualificazione, come di laboratori didattici di materie legate alle arti visive. Fra macerie e polveri del capitalismo in crisi, ad animare queste attività ci sono ragazzi giovani che vogliono avere una voce in capitolo, dire la loro, darsi delle regole, rigorosamente al di fuori del sistema, forti della loro incoscienza e della loro coscienza.
Puntata numero due: la torre Galfa occupata da MACAO all'alba del decimo giorno di occupazione viene fatta sgomberare. Il giorno stesso dello sgombero gli occupanti, accampatisi nella piazza antistante al grattacielo, ricevono la visita del sindaco Pisapia, segno questo che il re Creonte, per lungo tempo assente, è stato costretto ad intervenire. Il sindaco, parlando di fronte alle telecamere e ai ragazzi radunati in sit-in, dichiara che uno degli spazi della prossima Officina della Creatività, che il Comune aprirà alle attività delle associazioni culturali cittadine nell'edificio dell'ex-Ansaldo, potrà essere riservato a MACAO, qualora il collettivo scegliesse di passare alla via della legalità. Il potere è disposto ad aprire un dialogo, ma sempre del rispetto delle regole. Che cosa gliene frega della vitalità di questi ragazzi? Pisapia mette sul tavolo il passaggio alla legalità, quale conditio sine qua non per partecipare al tavolo delle trattative. E il sabato seguente, quando le istituzioni rappresentate dall'Assessore alla Cultura Boeri, si riuniscono negli spazi dell'Ex Ansaldo, MACAO risponde picche: tramite un delegato, presenta con documento che attesta il rifiuto a prendere posto al tavolo della discussione. Questo suona nella sala come una spregiudicata rivendicazione di autonomia e libertà individuale. La stampa che aveva sostenuto dando largo spazio a MACAO, afferma che MACAO, dopo aver posto sotto gli occhi dell'amministrazione istanze critiche nella gestione della cultura, si rifiuta di farne parte.
E fallita la trattativa, l'amministrazione non può che diventare più rigida e severa. Quando, di fronte ad una minaccia di sgombero, il collettivo sceglie di migrare a Palazzo Citterio, la risposta dell'amministrazione è molto più dura. Palazzo Citterio, dopo soli tre giorni, viene sgomberato. La legge dello stato fa sentire la forza dei suoi mezzi contro quello che resta del collettivo di MACAO, che conta ormai poco più di ventina di persone.
Puntata numero tre: dopo un momento di silenzio, il collettivo di MACAO si rimette in moto. A ridosso dell'apertura da parte del Comune dell'esperienza delle Officine della Creatività con sede all'Ansaldo avvenuta in un clima di scarsa attenzione da parte dei media, MACAO torna ad occupare. Questa volta la scelta cade sullo spazio dell'ex-Macello di via Molise. E' questo un luogo più accogliente, che il Comune, più che sfruttare quale risorsa culturale, sarebbe intenzionato a vendere, per una cifra pari a 150 milioni di Euro. I macachi dichiarano di voler lavorare sullo spazio sul lungo periodo.
Quale sarà il destino di questo nuovo centro culturale? Riuscirà raccogliere consensi da parte della città, e ad avere una sua vita parallela a quella dell'OCA? Dopo qualche errore di troppo, come insegna la tragedia antica, lo scacco e per i Macachi, e anche per l'amministrazione, potrebbe essere pericolosamente dietro l'angolo.