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Figli-cristi

Figli-cristi ® monologo a terra di un soldato e della donna che lo amava; risposta in volo di una bambina.

venerdì 27 luglio 2012 17:46

di Ilaria Drago

Figli-cristi ®
monologo a terra di un soldato
e della donna che lo amava;
risposta in volo di una bambina
* Il racconto della donna nera che difende i resti di un bunker è un fatto realmente accaduto.

- monologo a terra di un soldato.

Me lo dicevano che Dio era morto. Mi dicevano fosse morto nei campi freddi del nord dentro la pelle bruciata di fuoco di quelli che erano dietro i fili spinati, dove gli occhi scappavano fuori dalle orbite per inseguire i sogni. Mi dicevano fosse morto investito dal calore che scioglieva i corpi delle persone che restavano attonite di fronte al bagliore improvviso di un flash che li fotografava per sempre in terra e non lasciava più traccia se non qualche lancetta ferma sul loro avvenire atomico. avvenuto: via da là come pupi che hanno finito la loro recita. E mi si dice anche che Dio muore ogni giorno mentre dorme sotto una galleria buttato sopra dei cartoni rigirati come fossero coperte, avvelenandosi di rumore e gas di scarico.

Per me era morto da quando sentivo mio padre alcolico la sera sputare addosso a mia madre le sue imprecazioni: ".con un martello pneumatico tutto il giorno a spaccare le orecchie non si sta male, si nasconde il silenzio del rancore e non si sente più che la vita è un calcio in culo perenne. Ho lottato per avere le cose in regola: senso della realtà. e un rumore tanto forte nelle orecchie che riesci poi soltanto a ridere, a ridere ancora più forte del martello per spegnere questo disagio e questa rabbia che forse il demonio ti fa strisciare dentro! Tu sei una vecchia dentro e io non posso che ricercarmi le mie avventure la sera, davanti a quelle che si toccano e ti fanno venire una voglia, che solo a parlarne. "

Di madri a piangere ce ne sono a migliaia ormai. pianti senza fine. Di lacrime nel mondo ce ne sono tante. lacrime senza fine. Di donne violate poi, coi denti rotti, di quelle ce ne sono e senza fine, senza fine con le mani nei capelli che si strappano dolore.

Ho adottato un'altra famiglia: quella dell'onore e della patria; quella delle mostrine; quella che gli ordini sono la scala da salire per diventare un grande uomo che tutti rispettano e non mio padre sordo e con un'anima di cemento inginocchiato a piangere con una mano sulla lapide di mia madre e l'altra sulla patta dei calzoni.

Tutto è già scritto in questo ritaglio sventrato della vita.

Ho indossato la mia patria e la mia gloria perché la mia patria e la gloria mi chiamavano a dimostrare che non ero un figlio solo di una famiglia senza voce, di un uomo ruvido che grattava via dalla faccia di mia madre la sua bellezza. E non ero il figlio di un uomo triste che non sapeva proprio come dire che non ce l'aveva fatta a diventare come quelli là, come quelli che si guardano in tv e sono importanti e ti dicono sempre cosa fare.

Le mie ossa sono esplose come un fuoco d'artificio nel cielo! Come quando stavo le ore a schiacciare i pulsanti del mio video game e ammazzavo tutti i mostri che invadevano la Terra! Io il buono, loro i cattivi!
Io unico uomo che sarebbe stato di lì a poi chiamato eroe in terre che non conoscevano la pace del focolare domestico col profumo della zuppa di cotenne di maiale. Io unico coltello pronto a tagliare le ingiustizie di certi padri bastardi, disperati, piegati, risucchiati dall'immagine orgiastica del potere: chi più ha, più vuole. chi più ha, più prende e 'fanculo se poi ci sono altri che gridano o si deve recidere qualche gola!

La mia patria era mia madre, gli altri mio padre!

Mi sono scagliato contro ogni stronzo che indossava una divisa diversa dalla mia e l'ho frantumato in pezzi. Mi sono scagliato a mani nude contro il bastone di mio padre che per insegnarmi come si dicono preghiere e come si rispetta l'ordine delle cose mi picchiava forte sulle ossa. C'era il suono armonico della vita, diceva, che veniva fuori dal rintocco del legno sulla mia schiena!

M'era sceso un velo di bugie sulle ferite lasciate dalla mia storia.

Ma c'è un colpo, certe volte, che ti dà la vita e che tu non t'immagini. E' una voce inaspettata che tu non credevi avresti avuto orecchie per sentire. E dunque non ti saresti mai potuto difendere dall'evidenza di una realtà che è, che sta lì da sempre anche se tu non l'avevi mai vista. E' lì per tutti e ognuno ha la sua ad aspettarlo.

C'è sempre stata una distanza particolare tra me che schiacciavo il grilletto e gli altri che cadevano come i mostri dei miei games. Era come non fossero di sangue e carne quei gridi strozzati che venivano fuori all'improvviso dai corpi che cadevano con le gambe spezzate. Anzi, più ne prendevo di mostri più il punteggio saliva e a volte gareggiavo coi compagni dai muri delle nostre torrette. "Si muove il bastandone, dai! Seccalo!... L'hai seccato? .. Eh? Aspetta mo' vedi che lo becco io.... Cazzo se lo piglio anche a questo stasera me la fai eh? 'na bella pippa!..."

Erano cose quegli uomini. Erano senza niente dentro perché non ci avevo mai pensato che poteva essere diversamente e non ci avevo mai cenato la sera o sentito le storie che si raccontavano davanti ad un bicchiere di rosso denso. Non erano quelli che tifavano per la mia squadra del cuore e non avevamo mai fischiato insieme all'arbitro quando aveva sbagliato ad annullare il goal che ci avrebbe fatto vincere lo scudetto. Non avevano madri o sorelle o padri che puzzavano o figli. e invece i loro figli un giorno li ho visti davvero.

E questo è accaduto soltanto dopo che avevo conosciuto Isabella e aveva fatto breccia nel mio cuore. Isabella non stava dalla mia parte, cioè lei non era della mia terra, lei non faceva parte di quella bella terra che io difendevo. Veramente lei diceva che io non difendevo proprio un bel niente e ogni volta mi chiedeva per chi lo facessi. Non rispondevo. Sciocca donna! Non ne capiva molto di pensieri democratici e neppure ne capiva di pistole e di confini. Isabella era come un angelo caduto in un tempo sbagliato con occhi di quarzo ialino che non avevano mai visto un orrore dentro casa. Aveva soltanto una sensibilità conficcata tra le costole che la faceva muovere e parlare delle cose come sapesse da sempre quali sono le leggi del bene e del male che regolano tutto. E mi amava. Sciocca donna!... La amavo!
E' colpa sua se ho ricominciato a provare qualcosa. E' colpa sua che dopo una notte d'amore m'ha detto d'essere incinta. E' colpa sua se il sangue ha ricominciato ad essere sangue e le grida ad essere grida. E' colpa sua se la mia divisa ha ricominciato ad essere uno straccio come un altro e non più la mia dea madre santa. E' colpa sua se un giorno ha preso Caterina e se n'è andata via "perché una figlia non abbia ad annusare un padre con la vita degli altri incrostata sotto le unghie, che non sente che anche gli altri giocano nei cortili, che anche gli altri hanno qualcosa da fare e da dire in questo porco mondo!... "

Ho lasciato il mio occhio sinistro sotto le foglie umide del primo mattino, tra i vapori della polvere da sparo e gli umori insoliti dei pensieri della gente rimasti a girovagare per l'aria senza più un corpo che li potesse pensare. Un uomo. una tempra di ferro cardata dalla roccia antica, non ha mai permesso a nessuno di infilargli le mani in corpo fino a lasciare una ferita tanto grande da sputarci dentro! Un uomo.
Gli uomini come me non dovrebbero innamorarsi, appestati come sono dalla propria immagine. Rischiano che la faccia gli si sposti altrove, se qualcuno con un dito gli preme forte sul petto. E davanti allo sconcerto della propria esitazione non si rammenda il cuore tanto facilmente.

No, non si chiama affanno di vivere il mio, ormai mi hanno lasciato solo le questioni che addensano e aggrovigliano il fracasso delle notti insonni d'amore. Mi ha afferrato all'improvviso quella morte che ti spegne in vita ogni giorno e non regala l'oblio. Un uomo piegato da quando per sedare l'odio che avevo contro Isabella che mi aveva rubato l'onore di una famiglia alla quale lasciare una bandiera ripiegata ed un berretto da osannare tutti i giorni con candele e fiori, ho deciso di scendere sul campo e sporcarmi davvero di polvere e sangue. Soldato a terra da quando ho deciso di guardare e.
Dio! ... di donne a dare la vita ce ne sono, ce ne sono senza fine. con le loro parole che sanno di pane e latte. e non sono donne gonfiabili o immaginette di un giornalino! E una loro poi aveva la faccia di mia madre, più scura però. Forse era stato il fumo del camino ad averla annerita così perché la sera fa freddo e devi stare continuamente ad attizzare il fuoco con le gambe delle sedie. non hanno altro per riscaldare i ricordi queste persone.
Una di quelle donne aveva la faccia di mia madre nera. Era una madonna nera schierata a difendere un cumulo di macerie. Sarà morta ora a forza di restarci attaccata, a forza di non volere più mangiare. e non lo voleva proprio quel cibo che la mia pietà di soldato di pace le avrebbe donato con orgoglio.

Ci sono falene improvvise di luce che corrono verso il buio dei bunker scavati nella terra, come uteri di cemento dove i bambini credono che tutto sia un'eco lontana del disastro che li attende.. e a tenerli legati ancora insieme, le mani alle braccia, le braccia al tronco, il corpo con le gambe e la testa, sono i sogni di quando torneranno a litigarsi il pallone di cuoio, fino a che lo sconquasso non li spargerà tutto intorno e tu li potrai vedere come un quadro di ricordi sui muri del rifugio, gli unici ancora in piedi dopo che tutto è venuto giù.
Quella madonna nera mi ha mostrato sui brandelli di muro restati in piedi i ritratti dei suoi figli-cristi e sotto ognuno di loro lei aveva messo la sua firma, ma non aveva più voce per raccontarmi di come li aveva messi al mondo.

Sono passati anni da quando sono tornato dalle pallottole e ora la mia giacca è piena di medaglie. Ma sono un oracolo vuoto io e non ho più nulla per cui sostenere questo miracolo di membra messe insieme. Cerco di togliermi di dosso ogni risposta per quello che è stato. Anche le domande adesso faccio tacere. Eppure. non riesco più a riposare sereno. in questo silenzio che mastico ogni giorno.

- . e della donna che lo amava

I canti di nonna li ricordo bene: baci ava il vento con storie di donne che prendevano marito e uomini che ridevano e facevano a gara a chi trovava la più bella. Mia nonna camminava scalza e amava la terra acchiappata con i piedi e diceva che essere sporchi dentro in """""genere è peggio che avere i piedi callosi, e poi "si balla meglio nei boschi perché il ritmo scorre da giù a su senza interruzione e le madri future sono più fertili!"

Provengo da generazioni di nomadi scalzi che vivono ogni giorno come un ringraziamento alla vita perché ogni cosa che incontri svanisce al prossimo viaggio e così le devi vivere proprio tutte e fino in fondo. Figlia di una nomade e di un uomo forte con cuore di torero mi sono fermata a diventare come tutte quelle che i canti non li intonano alla rugiada del mattino, non li intonano al tepore del fuoco, o per fare soltanto un coro tutt'uno con le foglie di alberi altissimi. Io che ho il sangue caldo e gli occhi di mare. "di quarzo ialino!" diceva il mio compagno. io che ho la pelle bianca come una perla e capelli neri come la pece, mi sono fermata tra le braccia di un maschio. Per amore. Per amore suo l'ho fatto.

Nelle storie del mio popolo le donne portano gli uomini in riva ai fiumi per fare l'amore e così io là ci ho portato il mio dopo averlo visto di ferro guardarmi girare senza fine mentre mani veloci e voci taglienti battevo l'aria di nenie e percussioni.

Una lingua diversa la nostra e un sangue unico a pulsare in quella notte. L'ho catturato al fiume il mio uomo, senza dire una parola, ad occhi chiusi, respirandone l'odore intenso, ascoltando la sua carne nella mia. ma piano! Molto piano per non disturbare le cicale e il vociare dell'acqua. Piano! Perché ogni gesto fosse lo scolpirsi lento dell'uno nell'altra, l'incastonarsi di un diamante nella sua conchiglia d'oro, una furia posata addosso come un bacio di bambino e mi ricordo, sì come lo sentissi ora!, mi ricordo che le sue mani mi prendevano decise, la sua bocca mi esplorava e mi rubava un'ansimare di gioia dalla gola.
Io non faccio l'amore come quelle che si vedono nei film. No! Quando facciamo l'amore noi è come se il mondo intero ne partecipasse, e ogni movimento dentro lo senti proprio e lo percepisci come proiettato nell'infinito. Quando il mio uomo è impazzito quella notte l'ho sentito come piano è andato a fecondarmi lo schianto improvviso dei suoi geni nei miei. E la nonna ci ha filato un nuovo canto, perché i canti da noi nascono in continuazione per i nuovi sogni.

Non lo odio il mio uomo, no!, non lo odio e rispetto il suo dolore, anche se se n'è andato via prima che io prendessi la bimba e la portassi lontano da lui. Se n'è andato via parecchio tempo prima che io lo lasciassi. Se n'è andato perché proprio non poteva farne a meno di sentirsi un giustiziere, il vendicatore. per le proprie ossa che quand'era piccolo erano diventate strumenti musicali. Se n'è andato dimenticandosi del presente e restando incollato al suo passato tanto da non farlo più andare oltre quella sua giostra d'immagini. Se n'è andato perché aveva altro da fare e senza sapere che non l'avrebbe mai finita con la lapide di sua madre.

Lui diceva che io non ne capisco di cose di politica e democrazia perché una donna che non ha terra fissa non sa che significhi difendere il proprio confine dall'attacco di un nemico. Una donna... è vero! Io come nemico vedo soltanto lui contro se stesso.

Di uomini a sentirsi come predicatori ce ne sono. ce ne sono senza fine. Di uomini a cercarsi vivi nella morte dell'altro poi. di quelli non bastano centinaia di dita per contarli.

Anche il cuore però ha le sue necessità e non s'inganna, ché altrimenti ti fa ammalare e inaridisci e diventi secca e arsa da un desiderio che ti contorce e ti senti anche una puttana a pensarla così. Ti senti anche un po' in colpa se chiedi all'uomo che ami di stare con te, di vedere crescere sua figlia con gli occhi che le brillano di vita e non di sepolture. E ti senti anche con lei come crocifissa ad un destino arido di passioni e desideri. Ti senti anche con lei un po' come tutti i figli-cristi che hanno dovuto cedere al sacrificio in nome di un riscatto che non sai. e davvero non sai perché la fai diventare così la tua esistenza, la fai addormentare così, accidenti! E Caterina lo sapeva della vita, lo sapeva cosa volesse dire pensare che il mondo fosse un posto dove coltivare gioia e speranza, sapeva cosa volesse dire accettarne il mistero.
Un giorno ho guardato dentro, ma proprio dentro il suo viso e ho riconosciuto in lei quel filo teso di paura e di rancore, di vendetta, di odio e sangue e bugie che non era il suo. Lei se lo sarebbe caricato sulle spalle pur di vedere felice il padre. Allora l'ho portata via. L'ho portata da mia nonna ormai cieca, e l'ho fatta carezzare dalla polvere e danzare senza scarpe sui ritmi dei tamburi.

Non so perché Caterina continui a scavare buche in terra e a dire che bisogna scavarle sempre più profonde e che non basta mai, non basta mai, ".non è mai abbastanza profonda questa buca, mamma! Devo scavare perché ci vuole tanta terra sopra la testa. Tanta terra per non farsi scoprire dal sole; perché il buio della terra, mamma, è come quando mi copri con la coperta per non farmi avere freddo mentre dormo; la terra è una coperta umida che protegge tutti i sogni dal bruciare del sole; che è bello il signore sole, però a volte è proprio prepotente e graffia.". Non so perché parli di migliaia di fratelli che non ha da nasconderci dentro a queste buche. Sta diventando possessiva, lei che viene da una mamma che non ha niente e gente che non ha niente perché gli basta se stessa. Certe volte sembra una talpa nella sua frenesia di scavare, sembra una piccola formica, sì meglio!, una piccola strana operosissima formica.

Prima o poi dovrò riportarla a suo padre perché lui le dia in mano tutte le sue medaglie e perché quelle, sì, le possa seppellire.

- risposta in volo di una bambina

Quando ho guardato il cielo dal buco di dove eravamo stati ficcati a forza da mia madre dopo che la sirena aveva suonato - ma più che altro erano state le voci dei contadini a farci correre! - non mi sarei mai immaginata la bellezza del sole venire giù così a cascata proprio verso di noi. Non pensavo che il signor sole un giorno avrebbe potuto scendere sulla terra. E quale principe aveva deciso di donarmi quella rosa di fuoco? E poi perché se un principe aveva deciso di chiedermi in sposa e farmi felice, all'ultimo mia madre ha gridato tanto da schiantarmi le orecchie?
Quando ci ha baciati con le sue labbra calde quel sole mia madre cercava disperata dietro quale sasso si fosse nascosto Joele, mentre noi eravamo già tutti schierati dentro il ventre della terra un po' più in basso delle formiche.
Da noi si dice che la terra è come una lupa che tiene i figli vicino a sé e ulula al mondo di non avvicinarsi, ché li difende lei i suoi figli! Anche se mia madre non aveva avuto più latte abbastanza per allattarmi, perché ero l'ultima di nove fratelli, era una brava donna. Mio padre l'ho visto poco invece e non mi mancava tanto perché le poche volte che l'avevo visto era sempre con gli amici e c'aveva sempre la faccia coperta. Con me era un signore gentile. ma un signore.e mi sa che mancava solo alla mamma, a me non tanto. Un giorno è stata con tre uomini tutti d'un colpo! Ci mandò via con un grido fermo e risoluto quel giorno: "Via di qui, fuori! Andate al campo! Andate a prendere l'acqua al pozzo! Fuori!" e ancora, ma non a noi, questo l'avevo capito: "Non lasciate che i miei figli vedano, vi supplico, non lasciate che vedano!". In verità non lo so dire se ci fosse stata con quelli per la nostalgia che aveva di mio padre o perché quando sono arrivati avevano con sé mitragliatrici e coltelli. ma a me piace pensare che si fosse divertita almeno un po' e che il mio destino futuro non sarebbe stato lo stesso. cioè quello di stare lì ad aprire le gambe e cacciare via dozzine di figli a prendere l'acqua al pozzo. A dire il vero da quella volta la faccia di mia madre divenne come nera. Molti pensavano che fosse così a forza di rompere sedie e dargli fuoco per riscaldarci, ma credo le fosse diventato nero qualcosa dentro. Prima si divertiva a raccontarmi le storie del sole-principe che sposava la donna-luna, ma ora di astri di luce proprio non ne vuole più sapere. Ogni volta che scendevamo sotto, nel buco, io mi portavo Sotina, la mia capretta. Mamma s'arrabbiava con me e diceva che perdevo tempo ed ero stupida, ma io Sotina non la volevo lasciare sola, aveva paura dei botti, piuttosto mi sarei fatta ammazzare ma non la lasciavo! Allora lei se la doveva caricare pure quella tra le braccia come fosse un'ennesimo figlio.

Così quando quel pugno di luce - ché poi l'ho capito che non era la rosa d'un principe! - è arrivato giù e ci ha rimescolati a tutti quanti noi fratelli, anche Sotina è esplosa via.
Non so se la mamma ha mai ritrovato poi Joele, non l'ho più visto con lei eppure io da qui dove sono ora vedo un sacco cose.

Vedo per esempio un uomo, che gira e si consuma e fa finta che mia madre sia la sua. Vedo questo uomo che si sente spoglio come un albero d'inverno, ma che l'inverno l'ha bruciato e lui sa che non tornerà a far nascere incanti di frutti dai suoi semi. Vedo questo uomo così prostrato da non avere più denti per mordere, mani per picchiare, idee per convincersi che in fondo tutto era giusto così e dagli occhi gronda disperazione. E vedo una donna che continua a girare da una terra all'altra e ulula alla luna perché prima o poi si colmi quella mancanza d'amore che la accoltella tutte le notti.

Allora ho deciso che gli uomini non vanno lasciati da soli, che bisogna imparare ad ascoltare le loro fatiche e le loro pene; ho deciso che a volte quando c'è un odio forte, ma così forte che ti contrae tutti i muscoli in insulti e ferocia, forse questo odio nasconde il viso di una solitudine e di una paura che ti fanno raggiungere anche la follia. Ma non lo so se è così per davvero. mi pare, mi pare che sia così. insomma che siamo tutti, ma proprio tutti figli-cristi a cercare di non essere crocifissi.
E allora mi sono seduta accanto a questo uomo e l'ho preso dentro di me; l'ho preso nel mio cuore e ora gli faccio compagnia perché lui sa della nostra storia e ci ha visti tutti lì, com'eravamo dopo il sole, piantati a dipingere le pareti del bunker sotto le formiche.

E poi perché una sera ha giurato che m'avrebbe ritrovato Sotina!

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