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L'Unione sarda e la villa con piscina dei rom

Una storia tra le tante in Sardegna di informazione zoppicante e surreale. Su un argomento serio come quello del popolo rom. Ecco il racconto di Claudia Sarritzu.

venerdì 17 agosto 2012 20:29

Un'immagine sui rom di Josef Koudelka
Un'immagine sui rom di Josef Koudelka

Questa che vi sto per raccontare è una storia incendiaria, una bomba lanciata con la catapulta verso il muro della disinformazione. Succede in Sardegna, 1 milione e mezzo di abitanti e due soli quotidiani, uno letto nel nord dell'isola, La Nuova Sardegna, l'altro a sud, L'Unione Sarda.

Di giornali in questi cento anni nella nostra terra ne sono nati e ne sono morti tanti, troppi, tutti hanno perso la battaglia con il colosso editoriale di Zuncheddu, proprietario anche di Videolina, la televisione privata locale più vista e di Radiolina, unica radio locale ad avere la maggior quantità di pubblicità dell'isola. Un colosso editoriale invincibile, per tutti coloro vogliono costruire una voce alternativa all'informazione nostrana.

Premesse indispensabili per capire questa storia che è fatta di giornalismo partorito al computer, senza andare a vedere con i propri occhi la verità, di poca umiltà, di scuse mancate quando l'errore è saltato fuori.

Come in tutti i racconti che si rispettano abbiamo un protagonista, in questo caso è il popolo Rom, una gruppo di famiglie che fra maggio e giugno sono state sgomberate da un campo ormai considerato invivibile per l'assenza di igiene. Ed ecco che entra in scena Zedda, il primo sindaco giovane e di sinistra di Cagliari, colui che ha fatto esplodere un polverone che da anni era stato messo sotto il tappeto dall'ipocrisia e di una classe politica che non aveva voglia di risolvere la questione dei nomadi. La decisione sconvolgente di trovare una sistemazione diversa per queste famiglie scuote la città al punto che tutti si improvvisano editorialisti e dicono la propria su facebook e sui blog.

Zedda agita e spaventa la destra, applicando nei fatti la parola "integrazione" anche se non tutti in città sembrano culturalmente pronti a una posizione di questo tipo, forse neppure il centrosinistra. Vuole trovare alloggi nell'hinterland per "gli zingari" e molti si chiedono perché "scaricare" il "problema Rom" sui comuni limitrofi. La Giunta risponde dopo una lunga trattativa con gli stessi nomadi che non vogliono le case ma un campo. È giugno e i titoli dei giornali tuonano una frase del loro portavoce, usata e strumentalizzata che recita così " Date le case ai vostri poveri". La motivazione è logica, le case in città costano troppo e il comune non può pagare affitti esorbitanti. Si arriva a luglio con la rivolta di San Sperate, un comune vicino a Cagliari che si indigna quando scopre l'imminente arrivo dei Rom, il sindaco poi cercherà durante una seduta del Consiglio comunale di chiarire che la sua comunità "non è razzista".

Poi ci sono gli altri, quelli che fanno i tolleranti con la pazienza altrui, i radical chic che non ne hanno mai incontrati di Rom se non ai semafori. Quelli che danno dei razzisti a tutti solo per darsi un tono. La città si spacca, tutti ne parlano, c'è crisi, e fa caldo, le famiglie hanno meno soldi per andare in vacanza e i figli laureati disoccupati nelle loro camerette che non possono neppure sognarselo un alloggio.

È qui che il giornalismo dovrebbe essere fatto con la testa, proprio in questi momenti storici dove tutti siamo più arrabbiati, egoisti e portati al sospetto, allo scontro, alla cacciata dell'altro che ci può privare di un diritto. Non ci si può permettere di diventare distratti, di cavalcare con i titoli le emozioni. È un attimo che una società impoverita di tutto, specialmente del futuro, generi mostri.

Ma un titolo azzeccato, anche se falso e fuorviante, si sa che nel nostro mestiere ti vale una promozione, un' incremento consistente di vendite.

Così L'Unione Sarda titola l'11 agosto scorso "Ai rom case con piscina e idromassaggio. Per un anno affitto pagato dal Comune" (qui leggete l'articolo). Se fosse vero, la cosa sarebbe discutibile, il fatto è che la questione è falsa perché alcune ore dopo il quotidiano online "Cagliari Pad" invia i miei due colleghi Alessandra Ghiani e Simone Spiga muniti di telecamera e macchina fotografica a documentare se davvero di ville di lusso si tratta. La scena che si presenta davanti agli occhi dei miei colleghi è questa. Guardate il video:

Secondo voi si può fare un'errore così grossolano e pericoloso che può fomentare l'odio razziale? Secondo voi è normale che poche ore dopo il lodevole lavoro di Ghiani e Spiga, che sotto il sole delle 15 del pomeriggio hanno filmato "la verità", invece che inviare delle scuse per l'errore imbarazzante venga pubblicato un nuovo pezzo di questo tenore (leggere qui)?

L'obiettività poche volte può essere raggiunta in questo mestiere, ma in questo caso si trattava di cronaca che poteva essere realizzata con il semplice resoconto di quello che si vede a occhi nudi, che motivo c'era allora di confondere una baracca abbandonata con una super villa? Domande banali di una ventiseienne qualunque che tenta di abbandonare l'infinita gavetta per diventare un giorno una giornalista professionista.

Il fatto è che non ho mai pensato di fare questo mestiere per arricchirmi, come non sono così ingenua da credere che tutto quello che leggo nei giornali sia vero, ma ho un'idea di giornalismo, di informazione molto salda e solida che è quella di un mestiere che si sforzi di aiutare le persone a conoscere il mondo che li circonda, un po' di più, ogni qualvolta leggono un pezzo. Credo che la responsabilità che ha un giornalista sia quella di migliorare la qualità della democrazia in un paese, questo dovrebbe bastare a convincere che internet non vale l'andare con le nostre gambe a vedere la verità, quella che non ci possono raccontare le agenzie di stampa ma che abbiamo il dovere di verificare.

La storia finisce con una denuncia da parte dell'Associazione nazionale Rom all'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar-Roma), al ministero dell'Integrazione e cooperazione internazionale, al prefetto, al sindaco ed alla Procura della Repubblica. La motivazione è una "campagna di odio razziale anti-rom a Cagliari" che sarebbe nata dopo l'assegnazione di alcune case ai nomadi sfrattati dal loro vecchio campo, nei pressi della Statale 554, perché eccessivamente lussuose. I soldi del comune per dover di cronaca Zedda non li ha presi dalle casse di Cagliari ma sono fondi con destinazione già assegnata dell'Unione europea per questi casi. Un capolavoro, di dignità e rispetto, integrazione e tenuta dei conti pubblici che sarebbe stato opportuno raccontare.

I siti internet tutti alleati in questa vicenda fanno boom di condivisioni, e Cagliari Pad vince la sua prima piccola grande sfida contro il magnate indiscusso dell'informazione sarda.

Restano gli anziani, quelli che non usano internet e sfogliano l'unico giornale locale trovano in edicola. A loro chi spiegherà che non si trattava di piscine e idromassaggi?

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Commenti
  • michele 18/08/2012 alle 15:26:24 rispondi
    non e' proprio così...
    si fanno grandi moralismi in questo articolo,e ne deduco che la giornalista che lo ha scritto o e' di buon cuore, oppure le fa comodo fare la moralista, e comunque sicuramente non abita qua vicino... ma io si, a 200 mt dalla "casa" assegnata ai rom... parto dal principio, ho virgolettato la parola -casa- perche si tratta di una villa con un terreno immenso, del valore di quasi 2 mln di €.... ha qualche locale dismesso, ex depandance, o magazzini, questo si, ma non e' certo un rudere, come ha testimoniato in un suo servizio il tg 5.Infatti fino a 5 anni fa era funzionante un ristorante, e fino a 2 anni fa era abitata, quindi di rudere, sicuramente non si puo' parlare...escludendo il fatto di dare un tetto sopra la testa a questa gente che decide di essere nomade,prima che ai nostri concittadini bisognosi,lo possiamo anche tralasciare essendo gia' vergognoso di suo... ma vorrei fosse chiara una cosa, la zona dove abito e dove hanno dato alloggio a queste persone, non e' isolata come il campo della 554, ma e' una zona abitata, fatta di ville villette, spesso vuote tutto il giorno perche' la gente ITALIANA deve lavorare per arrivare a fine mese, e sinceramente non mi sento piu' sicuro ad uscire di casa,lasciandola vuota...
    Adesso dobbiamo rimboccarci noi le maniche con le proteste e le petizioni,come ha fatto la citta' di San Sperate, per poter stare tranquilli e rilassati in casa nostra,salvo ovviamente passare per una citta' razzista!

    se si guarda la sardegna dal satellite e' campagna disabitata all'80%, proprio in mezzo all'abitato dovevano mettere queste persone?!? nomadi,prive di diritti e doveri per scelta loro, e soprattutto superiori alle leggi e alle tasse e agevolate dallo Stato!!
  • claudia 18/08/2012 alle 15:43:24 rispondi
    Faccia un video della casa e lo invii a una testata di suo gradimento...solo con le immagini potremo verificare la verita` a 360 gradi. ;-) a me interessa solo questo
  • Alessandro 18/08/2012 alle 17:22:57 rispondi
    l'onesta paga!! SSi SSi
    Lo avessero dato a me un "rudere" così!! c'è gente che lavora e paga le tasse e vive davvero in dei ruderi..........
  • Anonimo 18/08/2012 alle 17:42:57 rispondi
    Domanda: ma se anche fosse una casa con piscina e simili, che male ci sarebbe? I rom devono per forza vivere come animali? Sarebbe come affermare che le case popolari, essendo quasi gratuite, devono per forza essere fatiscenti, insomma il povero deve vivere con il necessario, il ricco può avere anche qualche comfort in più. Si diano le case a chi ne ha bisogno, se ci fosse un vera politica della casa nessuno si lamenterebbe per le case ai Rom o ai rifugiati, perchè tutti capirebbere che un diritto universale.
  • salvatore drago 18/08/2012 alle 17:54:34 rispondi
    villa con piscina: ovvero storia di ordinario razzismo
    Anche oggi erano da leggere sul quotidiano di Zuncheddu un paio di articoli riguardanti i Rom, un telenovela che non accenna a diminuire. Una telenovela che serve a tenere in caldo gli istinti più beceri: invidia, razzismo, disprezzo per le persone ecc.. che albergnao in molti bravi cittadini cagliaritani. Quegli stessi bravi cittadini che non si sono curati negli ultimi venti anni di chiedere alle amministrazioni cittadine una seria politica di edilizia popolare, che distrattamente hanno guardato il campo sulla 554 senza domandarsi chi ci speculava su quel campo visti i costi e le relative condizioni in cui esso veniva tenuto. Ma la mia impressione è che a Zuncheddu ed all'Unione, dei Rom, anzi degli "zingari" non gliene frega assolutamente nulla: Un gruppo troppo marginale per meritare le attenzioni di questo foglio di (dis)informazione. L'obbiettivo del giornale è un altro: la giunta Zedda, e la comunità Rom dovrebbe fungere da vittima sacrificale anzi, da "effetto collaterale" per mano dei cecchini Ruffi e Casu.
    Vi sono poi, da non dimenticare, le responsabilità di questa Giunta: Troppo pressapochismo, troppa supponenza. troppa poca propensione ad ascoltare le legittime aspirazioni della comunità Rom. E ci siamo così ritrovati, con sindaci che, dichiarandosi -naturalmente non razzisti- si sono sentiti scavalcati dal "giovane "sindaco della Città grande" con osceni volantini dove si paventava l'"invasione" di centinaia di Rom ecc.. e adesso non paghi di tutto questo sconcio, si ritorna alla carica (lo fa l'Unione) con stereotipi tipo: bambini zingari ai semafori. Bambini addestrati e (forse) storpiati per impietosire i bravi cittadini cagliaritani. Non è così: da più di un decennio non è così. Ma evidentemente per il sig. Casu chiunque si presenti al semaforo a chiedere l'elemosina "deve" essere Rom.
    Infine, nell'edizione di oggi lo storico e scrittore Paolo Fadda auspica che la comunità Rom possa integrarsi e di conseguenza diventare "reponsabile famiglia cagliaritana". Spero non sfugga allo storico Fadda di quanti tipi di responsabili famiglie è composto il corpo demografico della città di Cagliari. Ed allora io preferisco parlare di diritti: diritto alla casa, ad una opportunità di lavoro, alla scolarizzazione, alla cittadinanza per fare degli esempi: l'integrazione o quello che si intende con questo sostantivo verrà dopo. Se avviene.
  • Luigi 18/08/2012 alle 19:00:39 rispondi
    Sig. Michele lei mi sa che non c'è manco mai passato vicino all'ex pandemonium se ha bisogno di citare il tg5 per raccontare la storia di questa struttura..mi faccia il piacere..
    Le auguro un giorno di trovare pace perchè scrivendo certe cavolate da l'impressione di essere una persona veramente disturbata e disadattata, incapace di dare un senso alla propria vita, sinceramente io ho più timore di incontrare in città persone come lei che danno la colpa delle loro sfortune sempre agli "altri" e che reputano ingiustizie qualunque cosa venga fatta in favore degli "altri".piuttosto che un rom...non so se la pensa cosi anche lei ma di solito le persone che hanno questi atteggiamenti sono quelle che se ne fregano altamente di ogni regola, che pensano che tutto gli sia dovuto e quindi pretendono senza un minimo di umiltà e senza aver mosso un dito per contribuire e quando giustamente gli viene negato l'aiuto diventano pure violenti....se invece vuole ottenere qualcosa aprà il cuore e si dia anche lei da fare per rendere cagliari una città che accoglie,e che sa proteggere tutti i suoi cittadini senza fare distinzioni.. noi non siamo padani di merda, non ne facciamo distinzioni mediavali tra cittadini italiani e cittadini rom, per noi sono tutti cagliaritani...