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Codardia e conformismo, questa è la storia

Camminiamo a piedi nudi sulle macerie della nostra storia, fatta di memoria rimossa, di stragi, di un livello di codardia e conformismo da far spavento. [Antonio Cipriani]

sabato 21 gennaio 2012 12:43

di Antonio Cipriani

# In un certo periodo si parla solo di Casta, o in un altro di tangenti, in un altro ancora di spread o di crisi; sempre di delittacci a fosche tinte. In altre fasi ci si dimentica della corruzione, del fatto che la criminalità in questo paese domina, che la Casta si regge su un sistema consolidato finanziario-politico dalle realtà locali a quelle nazionali. E mentre sui media raccontiamo di Schettino e della ragazza moldava, mentre ci interroghiamo sulle agenzie di rating, restiamo attoniti, quasi intontiti. Camminiamo a piedi nudi sulle macerie della nostra storia, fatta di memoria rimossa, di stragi senza colpevoli, di un livello di codardia e conformismo che insieme vanno a costruire lo scenario delle dimenticanze e delle attenzioni.

Camminiamo sui nostri stessi rottami, su quello che avremmo potuto essere e che non siamo stati, sulle conoscenze perdute, sulla cultura in pezzi, demolita davanti ai nostri occhi attoniti dai maestri del buon senso e dai loro cantori intellettuali. Dai profittatori di regime, dagli editorialisti del luogo comune, dal sottile continuo avvelenamento della tv e dei media che hanno scavato il baratro davanti al quale oggi osserviamo il mondo che si sgretola. Il mondo dei nostri sogni, quello che speravamo per i nostri figli, fatto di saperi condivisi, di responsabilità, di altruismo e pace.

Tutto è emergenza, niente è pensiero. Come se ogni notizia servisse a farci dimenticare le altre, come se l'insistenza su alcune avesse in sé il potere di farci ignorare le cause di quello che viviamo. E la vita, gli sforzi, le difficoltà, la violenza, la rabbia, la paura, le povertà, fossero contesti ineluttabili. Raccontati con la lacrimuccia del cronista che si affaccia, ma senza coraggio, senza spingere il coltello nella piaga della realtà.

Già, mi chiedo, perché mai dovrebbe essere diverso? In un paese in cui la sinistra (o ciò che resta) esalta un Marchionne, come si può operare per la conoscenza, per la giustizia sociale, per rimuovere le cause delle ineguaglianze sproporzionate, dell'uccisione totale di ogni forma di cultura che non sia quella di regime, quindi legata al marketing e al potere finanziario?

Però se la storia è piena di rimozioni e buchi neri, ci insegna anche che contiene antidoti che non immagini. Che misteriosamente quello che è prevedibile può non accadere. E che l'imprevedibile appaia a creare disordine in un ordine conservatore, a gettare le basi per uno sguardo diverso, per una rivolta morale. E allora tutte le eresie, tutte le battaglie di minoranza, tutte le guerre perse contro eserciti invincibili, diventeranno essenziali. Per guardare a un nuovo giorno, per la restituzione.

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