
Bruxelles sa del mondo. Perché anche delle città si può sentire il sapore. Ecco Bruxelles sa di cucina forte, di aria piena, di ossigeno che si mastica, di colori, immagini e suoni che riassumono un'umanità. Per una volta, un'umanità senza paura.
Volti Parole ha scelto, per la sua prima presentazione in una città estera, quella che più sa accogliere ed abbracciare.
Perché i Belgi, quelli senza governo federale da troppi mesi, quelli che fra loro non si tollerano e che ancora difendono l'orgoglio linguistico, sanno prendersi chi viene da fuori senza pregiudizi, e sanno tenerselo stretto, perché hanno capito che l'immigrazione è ricchezza. La miseria sono i giovani che se ne vanno dalla loro patria perché nessuno li ha assicurato un futuro, quella sì che è una disgrazia. Ma i giovani che arrivano con una valigia di cartone o di pelle, da ogni parte del mondo, sono una benedizione, come i progetti, le idee che si fanno azione, come Volti Parole.
Così un gruppo di amici, alcuni non si erano mai visti, si sono incontrati alla Libreria Piola in rue Franklin in un quartiere belga che sa di cose messe in ordine, pavimenti puliti e compostezza, per raccontare a chi, italiano che vive nella città europea che più ci ha visti immigrare, cosa è per noi la democrazia dell'informazione e cosa significa scrivere un libro che parte dal basso, dove ognuno ha raccontato una storia a caso nel mondo, per voltare pagina.
L'Italia è questa, non è quella delle brutte figure nel quartiere Shuman, è quella fatta di gente che sa inventarsi nuovi modi per andare avanti, che sa mantenere uno sguardo pieno di dignità anche quando chi ci rappresenta fa di tutto per distruggerla. Antonio, Angelo, Valentina, Silvia e io, con la partecipazione attenta e appassionata di Rosario Crocetta e straordinaria di David Sassoli e il sostegno affettivo di Chiara, Moreno e Debora, abbiamo ribadito che la vita ha bisogno di essere raccontata, che scrivendo la storia come è davvero, come appare ai nostri occhi nella quotidianità, consentiamo ai nostri posteri di capire come eravamo.
Potremmo insegnare alla politica, solo prendendoci la parola, anche quando ci vuole imbavagliare, chi davvero vive il calvario di essere giovane in Italia, di essere donna, di essere un cassintegrato, un ex del lavoro. Negli sguardi degli italiani, da troppi anni c'è la stanchezza, una terribile e depressa visione del mondo. Forse questo libro è un mosaico fatto di gente che non si accontenta di andare contro, ma che vuole costruire un'identità perduta. Non a caso la maggior parte degli autori è giovane e lavora come insegnante, giornalista, scrittore, attore e studente, che da troppo tempo stenta a interpretare un'epoca orfana di un domani e bisognosa di capire il suo passato. Silvia Cravotta ha detto una cosa semplice ma che porta con se tutto il significato di questo progetto che è madre di altri progetti, "Siamo giornalisti che non hanno mai la possibilità di raccontare le persone, questo libro ci ha ridato questa possibilità, raccontare la vita, raccontare storie che sono straordinarie in quanto reali."